Vigorito: “Nel calcio non ci sono solo i Ronaldo e i Messi…”

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L’uomo del vento ha soffiato calma e ragionevolezza sull’intera Serie B che rischiava di perdere la propria linea di orizzonte e di accartocciarsi su discussioni sterili. Perché, mai come ora, deve essere la ragione a prevalere sugli interessi di parte. Ci si salva tutti insieme o si va a fondo. Il discorso, oggettivamente, non riguarda il presidente Oreste Vigorito che come imprenditore dell’eolico regge più di un confronto con club primari della nostra Serie A, una categoria dove il suo Benevento ha già dimostrato di meritare di giocare. Il primato del Benevento non è più contendibile e non c’è niente che potrà cancellare il risultato del campo. Solo l’emergenza sanitaria ha fermato i sanniti. Ma l’esito della stagione è già scritto.

La cassa integrazione per i calciatori che non arrivano ai 50 mila euro è giusta?

«Deve essere data ai soggetti che non hanno reddito e che non hanno da vivere. Principio che vale per ogni essere umano. Chi guadagna al di sotto di una certa cifra va aiutato al di là del mestiere che svolge. Noi dobbiamo sostenere anche i club in difficoltà. Nel calcio non ci sono solo i Ronaldo e i Messi. In C ci sono atleti e società in evidente disagio. Questa gente va sostenuta».

 

Contenere le perdite della categoria attraverso accordi sui tagli agli emolumenti ai calciatori potrebbe aiutare?

«La B deve darsi delle regole più stringenti. Che non sono solo quelle del taglio agli stipendi. Togliere soldi ai tesserati non è la panacea di tutti i mali. Se non avremo dato un’impostazione al sistema e non ripartiremo meglio costi e ricavi non usciremo da questo tunnel. Il sistema è fragile. Bisogna dividere più equamente le risorse. L’Italia è l’unico Paese in cui tra A e B c’è un abisso evidente. Poi le poche risorse che riceviamo dovremmo spenderle meglio. Questo torneo coinvolge 20 tra le città più belle d’Italia e un territorio incredibile. La B è una fucina per il sistema. Ecco cosa intendo quando parlo di logiche d’insieme».

 

Si è anche discusso di una maggiore sintonia con le altre Leghe professionistiche e con i Dilettanti. Qual è la sua idea?

«E’ tutto il calcio in difficoltà. Dunque c’è bisogno di superare questi frammentazioni. Le Leghe debbono tornare a parlarsi. Coinvolgendo la Serie D, il cuore del calcio. I Dilettanti hanno un dirigente competente e di grande spessore umano a capo. Il calcio è un corpo, non si possono tagliare i vasi capillari del sistema che ci mantiene in vita. La D è il calcio polveroso animato dalla passione e dal cuore di milioni di persone. Sono lì le radici dell’albero della vita del nostro movimento».

 

Immaginare una diversa ripartizione delle risorse che il sistema genera è dunque una necessità?

«Una necessità inderogabile. Non è ipotizzabile un treno che viaggia ad alta velocità con vagoni allentati. La locomotrice prima o poi li perderà tutti. Magari c’è chi lo spera. Ma non sarebbe un bene per il calcio italiano».

 

Sviluppare il sistema significa emanciparlo dai diritti televisivi, primaria fonte di entrate?

«Lo spettacolo deve tenere tutto insieme. Noi amiamo i salotti, ma anche gli spalti. Invece si passa dall’overdose di calcio all’astinenza. C’è bisogno di misura e di poter scegliere, tra poltroncine e palinsesti. Con orari compatibili alle due opzioni».

 

Ai tifosi giallorossi cosa sente di promettere in questo momento drammatico per il Paese?

«Siamo partiti 14 anni fa nel Sannio affermando che io e mio fratello Ciro avremmo sempre lavorato per la maglia giallorossa con trasparenza, onestà e passione. Il Benevento per la famiglia Vigorito sarà sempre una questione di cuore oltre che di testa. Se non sarà più possibile lavorare così, vorrà dire che qualcuno ci avrà impedito di continuare ad amare questa maglia, questa città e la gente del Sannio». Fonte: CdS

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