ESCLUSIVA – S. Mele: “La miopia del sistema calcio? Colpa anche del contesto sociale”

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Il mondo intero sta cercando disperatamente di vincere la battaglia più importante, quella di sconfiggere la pandemia Covid-19. Un virus che non smette di fermarsi, il calcio cerca i rimedi per stare al fianco delle persone che stanno in questo momento ancora soffrendo. Ilnapolionlie.com ha intervistato il collega di Canale 8 Silver Mele.

In un momento così delicato come la pandemia da Covid-19, purtroppo ci sono persone che ancora non rispettano le regole. Perché secondo te? “Io penso che purtroppo ci sono persone che ancora non hanno compreso il pericolo pandemico che il Coronavirus può comportare. Oppure lo dico in maniera cruda, si guarda più a se stessi, senza pensare che si possa fare un danno agli altri, per i propri interessi. Devo ammettere che in Italia, nonostante tutto, la situazione è meno grave per la bravura dei medici, delle strutture ospedaliere e di tutte quelle persone che stanno dando il loro contributo per la salvezza di vite umane. In Europa ma penso anche agli Stati Uniti la situazione è ancora più grave, tanto che in America si temono numeri catastrofici, parlando addirittura di una seconda Pearl Arbor”.

Questa lunga sosta forzata a causa del Coronavirus secondo te quanto può incidere a livello psico-fisico? “Direi tanto, perché non ci dimentichiamo che l’ultima giornata di campionato fu un mese fa, perciò ci vorrà tempo. Se e quando si dovesse tornare a giocare, prima si dovrà tornare a fare gli allenamenti, per lo meno tre settimane per ritrovare la condizione, senza contare che verranno fatti in maniera diversa a gruppi, per non correre rischi. Bisogna capire quando si potrà tornare a tutto ciò, l’ultima parola spetta ai medici e poi dal Governo stesso”.

Il colpevole ritardo del calcio di fermare tutto, nonostante la pandemia, secondo te si può parlare di miopia da parte dei vertici? “Purtroppo sì, credo che il calcio sia lo specchio della nostra società, dove ha prevalso l’aspetto economico che la ragionevolezza dei vertici del nostro sport a sospendere tutto sin da subito. Non ci dimentichiamo che ad una settimana da Barcellona-Napoli, si voleva far giocare la partita in Spagna, poi si è arrivati allo stop per il bene di tutti. Oggi c’è stato un importante segnale da parte del nostro calcio, accordo raggiunto per il taglio degli stipendi, a dimostrazione che finalmente si è capita la gravità del momento e quindi si è fatto un passo importante”.

Prima di questa sosta forzata il Napoli con Gattuso si stava riprendendo tra campionato e coppe varie. Secondo te qual è la scintilla che porta alla quasi conferma del mister in azzurro? “Tanti aspetti credo che abbiano influito sulla risalita del Napoli. La svolta tecnico-tattica, la grinta che il mister ha portato in seno alla squadra e infine la voglia del gruppo di risalire la china. Per Gattuso il tutto non era facile la situazione, si doveva trovare la quadra con un ambiente che era spaccato per i motivi che tutti noi conosciamo, ma con il tempo ha trovato i giusti rimedi e penso che meriti pienamente di essere confermato per l’anno prossimo”.

La crisi che colpirà il calcio per la pandemia da Covid-19, non riguarderà il Napoli. Questo quanto cambierà nelle strategie future del club? “Penso davvero tanto, perché chi non è in crisi economicamente saprà trovare la strada giusta per potersi sedere al tavolo delle grandi. Il Napoli ad esempio si è già mosso in anticipo in alcuni ruolo tra difesa e centrocampo, senza stravolgere l’organico. Inoltre non svenderà i suoi campioni, chiederà sempre cifre alte, questo è sinonimo di forza. Chi invece è indebitato, purtroppo pagherà questo e non solo con la vicenda pandemia a livello economico”.

Intervista a cura di Alessandro Sacco

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