Il suo consulente napoletano era Francesco Serao, già presidente dell’Ordine nazionale dei commercialisti e vicepresidente del Napoli ai tempi di Maradona.
Cercaste un accordo?
«Gli dissi che la “Napoli Sportiva“, la società che Gaucci aveva creato per iscriverla al campionato di serie B 2004-2005, era a sua disposizione per l’eventuale accesso a quella categoria. De Laurentiis mi disse di non essere interessato e iscrisse la sua società, la “Napoli Soccer”, al campionato di serie C. Quello che Gaucci non avrebbe mai voluto giocare».
Però le regole federali parlavano chiaro. Dopo il fallimento di una società, con il Lodo Petrucci si ripartiva dalla categoria inferiore.
«Noi sostenemmo un’altra tesi, con l’obiettivo di difendere la Serie B in cui il Napoli, prima del fallimento, aveva militato. Fu duro il confronto con la Federazione e infatti in quei turbolenti giorni di agosto, quando a Castel Capuano si presentò Carraro, la tifoseria lo accolse lanciandogli uova».
Gaucci provò a fare leva sul sentimento di una parte della tifoseria, quella ultrà che nella successiva stagione costrinse il Napoli di De Laurentiis a pagare migliaia di euro per i cori e gli striscioni anti Carraro.
«Io fui contattato da Gaucci perché avevo vissuto un’esperienza nel Napoli di Ferlaino e Maradona. Conoscevo le difficoltà della società e dell’ambiente. Gaucci, che era stato a capo del Perugia, si era tuffato sul Napoli perché affascinato dalla piazza, dal suo prestigio e dal suo pubblico. Credeva di poter acquistare il Napoli, tant’è che cominciò a fare il mercato, organizzò il ritiro, fece contratti di sponsorizzazione… Ma non aveva i 35 milioni in contanti che tirò fuori De Laurentiis».
Sono passati oltre 15 anni. Pensa che Gaucci sarebbe stato un buon presidente per il Napoli? «Era effervescente, un dirigente passionale che avrebbe fatto di tutto per la squadra. A posteriori, tuttavia, dico meglio che il Napoli sia andato a De Laurentiis per le capacità manageriali che ha dimostrato in questi anni. Ma resta, anche a distanza di tempo, l’amarezza per una forzatura». Fonte: Il Mattino
