Civitarese: “Alleniamo il calciatore al pensiero positivo”

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Anni 2000, terzo millennio. L’evoluzione è sotto gli occhi di tutti e ha a che fare anche con il mondo del calcio. Non solo dal punto di vista delle tecnologie. Certo i droni, le analisi al pc, i dati sempre più precisi. Oggi i calciatori hanno anche una nuova figura che sta prendendo sempre maggior piede: quella del mental coach che li allena dal punto di vista psicologico. Uno di questi professionisti è Roberto Civitarese che dal 2008 mette a disposizione le proprie conoscenze per aiutare gli atleti a rendere al meglio in campo. Ecco cosa ha dichiarato a Il Mattino:

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Partiamo subito da un chiarimento: mental coach è un temine moderno per dire psicologo?

«Assolutamente no. Il mental coach non ha nulla a che fare con lo psicologo. È un’altra figura professionale. Lo psicologo andrebbe a cercare la causa, io punto all’obiettivo e cerco la strategia per raggiungerlo. Il mental coach fornisce gli strumenti al calciatore per trarre il massimo dalle sua personalità. Letteralmente: alleniamo al pensiero positivo».


Pensiero positivo, sembra proprio quello che manca in questo momento al Napoli…

«Dall’esterno, infatti, sempre che il gruppo di giocatori del Napoli abbia perso la propria identità di vice campioni d’Italia. Oggi abbiamo un gruppo che si sente meno forte rispetto al passato. L’identità è quella di una squadra normale».


E lei cosa farebbe?

«A me non piace parlare allo spogliatoio. Gattuso ha più volte dichiarato che il mental coach della squadra deve essere lui e ha ragione. Sta a lui dover fare un certo tipo di lavoro con la squadra, il mental coach può dare a lui gli strumenti per toccare le corde giuste».


Cosa intente?

«Ci sono due tipi di allenatori: quelli che toccano la leva del dolore come Gattuso e quelli che toccano la leva del piacere come Ancelotti».


Cosa vuol dire?

«La leva del dolore è quella che l’allenatore usa per dire ai propri giocatori: Questa è una situazione brutta, dobbiamo allontanarci. Mentre la leva del piacere tocca corde diverse: Lì c’è una cosa bella, dobbiamo raggiungerla».


Al Napoli cosa servirebbe?

«Quando oggi intervieni dal punto di vista psicologico devi modificare questa convinzione negativa che i giocatori hanno, perché non è la realtà dei fatti. Si tratta solo di una convinzione: quello che credo in questo momento. Non è un dato oggettivo».


Come si cambia la tendenza?

«Ripartendo dalle cose positive. Le qualità di questa squadra sono evidenti, questa è una squadra di campioni. Non si può fare finta di niente. Ogni giocatore ha valori importanti. Devono mettere in evidenza gli aspetti positivi per rafforzare la propria identità».


E poi ancora…

«Presa coscienza di ciò che sono devono darsi degli obiettivo da raggiungere: noi ci crediamo al quarto posto, si o no?».


Allora tocca all’allenatore?

«Sicuramente Gattuso sa quali sono le corde da toccare. Una cosa che si potrebbe fare è scrivere sulla lavagna dello spogliatoio quelli che sono i punti di forza della squadra per ripartire da lì. La forza mentale sta nell’andare oltre le difficoltà e nell’individuare una strategia. Il pensiero positivo muscolarizza il cervello».


Cosa vuol dire pensiero positivo?

«Trovare l’aspetto positivo in qualsiasi notizia».


Come funziona il suo lavoro?

«Il lavoro del mental coach è one to one. Devi parlare con il giocatore e capire dove migliorare l’atteggiamento. I calciatori ci cercano perché capiscono che possiamo essere di aiuto per le loro prestazioni sportive. Io preferisco incontrare il calciatore nel suo ambiente perché così si sente a casa. Poi ci sentiamo telefonicamente o per messaggi. Anche una volta al giorno, soprattutto all’inizio del percorso».


Il suo primo assistito?

«Ho iniziato nel 2008 e il primo giocatore che ho seguito è stato Borini. Non era stato confermato dal Bologna e andò nelle giovanili del Chelsea. Dopo sei mesi che ci sentivamo ha debuttato in Champions. Poi negli anni ne ho seguiti tanti altri come De Silvestri, Saponara e tanti giovani che sono arrivati a giocare in prima squadra».

Fonte: Il Mattino

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