L’approfondimento di Riccardo Muni: “Napoli discriminata”

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Un antipatico malcostume, tipicamente italiano, è quello di puntare il dito contro la città di Napoli, enfatizzandone difetti e difficoltà. Quello che normalmente verrebbe definito razzismo, viene catalogato nei modi più svariati, quando di mezzo c’è la città di Parthenope, quasi a volerne sminuire la gravità. Di rado è capitato che una partita di campionato sia stata sospesa per i cori inneggianti il Vesuvio ed il direttore di gara è stato addirittura penalizzato subdolamente. La corrente politica di maggioranza, di certo, autorizza simili comportamenti, fomentando una situazione di odio piuttosto grave. Non può sorprendere l’atteggiamento fazioso, e certamente contrario alla deontologia professionale, di alcuni affermati giornalisti. Paolo Bargiggia, recentemente, ha espresso un’opinione poco professionale nei confronti del tecnico del Napoli, Carlo Ancelotti, vicino, a suo dire, ai requisiti previsti dalla legge Fornero per conseguire lo status di pensionato. La replica della società azzurra è stata a dir poco esemplare. All’astio del barbuto giornalista, a metà strada tra l’infantile e l’ultrà, è seguita una pungente ironia, tipicamente partenopea. Uno a zero per noi! Poche ore prima, un altro affermato giornalista, nativo di Avellino, ha appellato come napoletano un maleducato ospite telefonico. Ospite maleducato, lo ripetiamo, napoletano e tifoso della squadra azzurra. È palese che l’appellativo di napoletano è stato utilizzato a scopo dispregiativo. Perché nell’accezione comune, fare il napoletano è qualcosa di sbagliato, da evitare come e più della peste. La cosa più grave è che nessuno abbia proferito parola, nessuno ha osato stigmatizzare questo comportamento, quasi come se discriminare Napoli ed i suoi cittadini fosse normale, giusto, costituzionalmente permesso. La città di Napoli, recentemente, ha dato grande prova di sé durante le Universiadi. Organizzazione impeccabile, manifestazione scivolata via senza alcuna sbavatura ed una grande festa finale del tutto ignorata dalla televisione di stato. A ben guardare, anche questa è una forma di discriminazione, subdola e strisciante e, di conseguenza, ancora più vergognosa. Eppure, mai avrei pensato che Napoli riuscisse a non fare notizia.

a cura di Riccardo Muni

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