Azzurro e più azzurro, la doppia vita e il doppio modulo di Insigne

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Insigne ha improvvisamente ha scoperto di vivere due vite, una pubblica e una intimistica, con le proprie sofferenze che probabilmente scatenano quella incomunicabilità di fondo con la sua Napoli: e la Nazionale . C’è un Insigne azzurro e un altro, cioè lo stesso, un po’ più azzurro… 

Sarebbe superficiale ridurre questa metamorfosi ad una semplice indicazione tattica e il 4-3-3 c’entra ma sino a un certo punto, perché contro la Bosnia tutto nasce dalla bandierina, dalla fusione tra talenti “folli”, Bernardeschi e Insigne assieme, che confezionano assist e gol attraverso la propria genialità.

E poi Insigne, che resta esemplare forse unico nel suo genere per esaltare – come Zeman gli ha insegnato e Sarri gli ha poi consentito di ripetere – il tridente da esterno di sinistra, ha dimostrato di poter essere – con Ancelotti – anche altro:

lo sussurrano le statistiche, alle quali bisogna dar credito sempre, che narrano di dieci reti nel primo quadrimestre stagionale, quello sfruttato da “sottopunta”, nel 4-4-2, e che lasciano in dote invece, dopo che lo scudetto è evaporato, la coppa Italia è svanita e anche l’Europa League se n’è andata, soltanto altre quattro reti complessive, tra campionato e il resto.  

Fonte: Cds

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