La battaglia di civiltà di Ancelotti, è a volto scoperto

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Carlo Ancelotti ha fin dallo scorso settembre, dalla partita persa sul campo della Juve tra offese personali e cori razzisti rivolti alla sua squadra e alla sua tifoseria, intrapreso una battaglia di civiltà contro lo schifo che esiste negli stadi italiani, da lui forse dimenticato nei nove anni trascorsi all’estero.
Ci sono stati altri importanti allenatori che hanno fatto forti denunce su questo tema. Ricordiamo tra questi Capello, che dieci anni fa dichiarò: «Le società italiane sono nelle mani degli ultrà». Ma lo fece dal comodo osservatorio di Londra, dove si era trasferito per guidare la nazionale inglese: ci sembra di ricordare che ai tempi in cui allenava Milan, Roma e Juve era rimasto in silenzio sull’argomento, anche allora caldissimo perché incidenti e tragedie non sono purtroppo mai mancati. Ancelotti, invece, ha voluto la sfida aperta, guardando in faccia chi inquina questo mondo. Si è subito distinto per una iniziativa seria contro il razzismo – nei confronti di un calciatore nero come il suo campione Koulibaly o di una città come Napoli, quella in cui vive da sei mesi – e ha ribadito la sua ferma posizione dopo la vergogna del Meazza e la linea morbida indicata da Salvini (no allo stop delle partite in caso di cori discriminatori). «Pronti a fermarsi, lo confermiamo» se vi fosse un nuovo caso durante una partita degli azzurri.

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Fonte: Il Mattino

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