Trattasi di dolore – Scusa, Davide…non eravamo pronti

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davide-astori-fiorentina-Il dolore e lo sgomento prendono tutti. Quando muore un atleta, uno di quelli “seguiti”, sempre sotto controllo medico, la paura è di tutti. Chi è abituato a raccontare di giocate, dribbling e sovrapposizioni sulle fasce, non è abituato a raccontare la morte e può capitare che lo faccia male. Per questo, sondaggi inopportuni, live del dolore, lo step by step del pianto. Corale, ma univoco. La morte di Astori, per chi vive il circo del calcio, è un pugno allo stomaco, perchè Davide era uno di noi. Uno di quelli che lascia la famiglia per seguire un pallone, che parla in maniera strana, accoppiando numeri in sequenza, uno che invece di lavorare “gioca”. Non c’è un modo giusto di reagire a tutto ciò, ognuno lo fa a proprio modo. C’è addirittura chi si chiede il perchè dello stop al calcio giocato. In fondo, perchè no… Si giocò a Bruxelles e i morti erano di più, oh no? Si giocò a Roma, nonostante quanto accaduto a Ciro Esposito, ma giusto…là il morto neanche c’era. E’ troppo. Questa, forse, chi scrive se la poteva risparmiare, ma è venuta fuori spontanea, incontrollata. Era solo per dire che se sono stati commessi errori nel passato, non si capisce perchè li si debbano ripetere. Quando si spegne la luce è giusto solo restare in silenzio. Chi ha qualcuno da pregare può farlo e sentirsi meno solo. Gli altri, invece, continueranno a porsi domanade. Ma qualcosa di più del “si gioca oppure no”. Scusaci, Davide. Non eravamo pronti. Proprio no.

Factory della Comunicazione

a cura di Gabriella Calabrese

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