Maradona J. :”Ho giocato 10 anni col Napoli e vissuto nel mito di mio padre”

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Diego Armando Maradona J. ai microfoni del CDS

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Diego Maradona , mi racconti il tuo rapporto con tuo padre? «Il mio rapporto con mio padre fino ai trent’anni è stato un rapporto che non c’è stato. Carte bollate,  udienze di tribunali, cose brutte. Anche se qualche contatto lo avevamo avuto, anche positivo. Però poi, a ventinove anni e mezzo, ho avuto il piacere di potermi ricongiungere con mio padre, di ricominciare la nostra vita». 

Tu lo avevi mai visto fino ai ventinove anni e mezzo? 
«Sì, lo avevo visto una volta a Fiuggi a diciassette anni». 
Che ricordo hai di quel primo incontro? 
«Ho un ricordo bello perché lui mi trattò bene, facemmo una chiacchierata di un’ora circa e fu bellissimo. Io rimasi molto impressionato, favorevolmente. Però poi il rapporto non continuò».

 Tuo padre ti ha mai parlato di Falcao? 
«Falcao l’ho incontrato l’anno scorso a Firenze alla premiazione della Figc dei migliori giocatori del secolo. Papà parla spesso degli anni che ha vissuto qui e ha sempre detto che, come calciatore, Falcao fu il giocatore più forte che arrivò in Italia».
Come nasce la tua amicizia con Giuseppe?
«Nasce dall’amicizia di mia madre e della madre di Peppe, di Flavia. Noi andavamo a villeggiare sulla stessa spiaggia, il litorale che porta al Circeo, tra Terracina e San Felice Circeo. Da lì nacque la nostra amicizia e ormai sono parecchi anni che siamo amici». 
Andrete insieme allo stadio domenica? 
«Lo spero. Sto cercando di trovare i biglietti. E’ complicatissimo. Sto provando». 
Mi ha raccontato Giuseppe che avete fatto anche una partita di calcio insieme. Deve essere stata una bella squadra: Falcao, Maradona…
«E’ stato bello vedere quei due cognomi insieme. Da piccoli abbiamo giocato partite e tornei, ci siamo divertiti, insieme. Poi lui ha scelto di fare l’assicuratore, quindi gioca meno di me».
Tu in che ruolo giochi?
«Io sono trequartista. Però, purtroppo, con l’idea del calcio che si sono fatti tutti i nuovi allenatori, ora sto facendo l’interno di centrocampo. La mezz’ala dei tre. Però nasco come trequartista».
Qual è il gol più bello di tuo padre ? 
«Ce ne sono vari. Posso dire il mio preferito. La punizione dall’interno dell’area contro la Juve. Quello io credo fu, come difficoltà e importanza, uno dei gol più belli della storia del calcio italiano e del calcio mondiale». 

 

Tuo padre ti ha mai detto di aver fatto qualche errore? 
«Sì, ne abbiamo parlato qualche volta e lui mi ha detto che ha fatto degli errori. Non siamo entrati nello specifico perché ci siamo detti che per trent’anni avevamo fatto delle cose che non si dovevano fare. Io stesso avevo sbagliato nell’attaccarlo qualche volta pubblicamente. Quel giorno  però noi ci facemmo una promessa: da adesso ripartiamo, ricominciamo tutto e godiamoci il futuro. E’ quello che abbiamo fatto fino ad oggi ed è quello che faremo, quello che ci rende felici, che ci fa stare bene». 
Quando tu eri bambino vivevi nel mito di Maradona o no? 
«Come ogni bambino napoletano che si rispetti, chiaramente. Io ho sempre amato il calciatore Maradona e ho sempre saputo quello che ha fatto per la mia gente, per la mia città. Quindi l’ho sempre vissuto come tutti gli altri bambini della mia età e della mia città. Avevo dei poster, guardavo le cassette, tenevo le figurine. Tra l’altro vengo da una famiglia, da parte di mia madre, che non è tifosa del Napoli, ma molto di più, sono malati. Sì l’ho vissuto in pieno, il mito di Maradona».
Come vedi Napoli-Roma?
«Una partita estremamente complicata. La Roma è una squadra forte che può avere lungo un campionato qualche difficoltà, ma sulla partita secca può battere chiunque. Detto questo oggi credo che il Napoli sia la squadra, come testimonia la classifica, più forte del campionato e quindi bisogna vincere, bisogna andare avanti, bisogna lottare per alimentare il sogno dello scudetto».
Il Napoli vincerà lo scudetto? 
«Io me lo auguro e lo spero. E’ una squadra che sta divertendo, è una squadra che, come ha detto Sarri, si farà certamente ricordare per il bel gioco espresso e per la bontà delle proprie idee. Io spero anche per i risultati che otterrà, per delle vittorie importanti». 
Se dovesse vincere lo scudetto tuo padre tornerebbe a Napoli? 
«Credo proprio di sì. E’ emozionante solo il pensiero di poter festeggiare uno scudetto. Io per esempio, a trentuno anni e mezzo, non mi ero mai sognato di poter festeggiare uno scudetto. Ho visto la serie C, gli anni bui della B, ho visto anche la serie A quando con Mazzarri eravamo una squadra da rispettare, ma che non sarebbe mai arrivata a questo sogno».
Come è andata quando hai giocato nel Napoli? 
«Io ho giocato dieci anni con il Napoli. Ho fatto tutto il settore giovanile, poi il Napoli fallì e andai a Genova e poi da lì tornai a casa per capricci di adolescente. Ricominciai dal basso, ma non sono più riuscito a salire».
L’assenza di tuo padre all’inizio è stata un peso, un vuoto molto forte?
«E’ stata un vuoto, sicuramente. Mi è mancata da ragazzino, anche da adolescente». 
A scuola che ti dicevano quando vedevano il tuo cognome? 
«Magari solo a scuola, succede ancora oggi. L’altro giorno ho ordinato delle pizze al telefono ma quando gli ho dato il cognome pensavano che li prendessi in giro e non mi volevano mandare il cibo. Quando non conosco, prenoto sempre a nome di mia moglie». 
Cos’è il calcio nella tua vita?
«La mia vita. Il calcio è una cosa troppo importante per me. La mia più grande passione. E’ la cosa più bella che io ricordo di aver conosciuto e vissuto, da quando ho memoria».

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