L’intervista – M. Lippi: “Il Napoli non soffre più di vertigini”

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Resterà in Cina almeno fino al 2019, Marcello Lippi. A fare il selezionatore a Pechino. Il Paul Newman del calcio iataliano, il mister Campione del Mondo nella magica notte di Berlino 2006, sta privando a far capire ad un’umanità varia e variegata di cinesi, quanto possa essere bello il calcio. Ovviamente, anche se da lontano, non perde il vista il nostro, di calcio:

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Lippi-
Lippi, è un campionato davvero interessante? «Anche perché è in un corso una sfida tra due squadre forti, ognuna forte in base a quelle che sono le proprie caratteristiche. Dove, presumibilmente, tutto si deciderà davvero proprio alla fine».
Le altre, Lazio, Inter e Roma oramai sono troppo distanti? «Non credo che qualcuno riuscirà a rientrare, il distacco è divenuto in un certo senso imponente. Però quella della Lazio non è una frenata: la squadra di Inzaghi ha fatto bene fino ad adesso. Inter e Roma, è vero, hanno rallentato in maniera per certi versi improvvisa e sorprendente».
Cosa la colpisce di questo testa a testa tra azzurri e bianconeri? «È il logico duello tra i due club che negli ultimi anni hanno dato più continuità al proprio rendimento. Dunque, normale che stiano lì, punto a punto, a contendersi il primo posto. Vero che da sei anni vince sempre la Juve, ma è anche vero che il Napoli di Sarri è presente, ha capito come ci si deve muovere e non credo soffra più di vertigini».
napoli-juventusQuale la metamorfosi del Napoli? «Quest’anno ha concretezza. Anche quando non ha il possesso della palla, non mi pare che soffra più come succedeva fino allo scorso campionato…».
D’altronde, la regola è pur sempre: primo non prenderle? «Il calcio è questo: se si prende meno gol, i risultati sono subito evidenti. Ma non esistono regole assolute: ci sono diverse maniere per arrivare al successo e ognuno percorre la propria».
La Champions può togliere forza e concentrazione alla Juventus? «Non toglie nulla, per carità. Anzi, loro sono talmente abituati a giocare a questi livelli, che sarebbe un guaio se non lo facessero. Rischierebbero di perdere la stima di se stessi. Per loro giocare qualcosa di prestigioso porta orgoglio».
E per il Napoli, vale la stessa cosa con l’Europa League? «Diverso. Anche perché quest’anno, pur senza trascurare questa manifestazione, si concentrerà credo completamente sul campionato. La rosa non larghissima el’attitudine a non cambiare molto potrebbe condizionarli».
Lei che farebbe? «Io? Lo comprenderei, certo. Un’occasione come quella di quest’anno è davvero troppo ghiotta per farsi distrarre da altro».
Cosa deve fare il Napoli per arrivare davanti alla Juve? «Quello che sta facendo mi pare straordinario, impossibile fare di più. Peraltro il cammino del Napoli in trasferta è davvero unico, neppure mi ricordo l’ultima sconfitta esterna. Il punto è che non può mai mollare, perché se lo facesse si ritroverebbe la Juve addosso».
Sarri un po’ si lamenta per il calendario? «Sono schermaglie, normali, ogni anno ce n’è una». Sarri, allenamento
Cosa può fare la differenza in questa volata? «È importante tutto, l’organizzazione tattica, la qualità dei giocatori. Ma conta soprattutto il livello caratteriale».
A suo avviso, non è che il calcio italiano sta un po’ troppo esagerando con la tecnologia? «Un po’ di confusione è stata indubbiamente fatta nelle ultime domeniche. Ma restano, i nostri arbitri, sempre i migliori. Certo, la tensione sul campo, qualche volta ti fa perdere la testa. Succedeva anche a me…».
I giocatori italiani che più le piacciono? «Mi piace Cristante un bel po’, lo vedo forte, completo, già pronto per una grande squadra. E non voglio mettere il coltello nella piaga, ma Verdi mi sembra un attaccante pronto per una big».
Ha fatto bene Sarri a chiamarlo? «Certo che ha fatto bene. Tanto lo fanno tutti».
Anche quelli che dicono che non lo fanno mai? «Anche quelli, ci mancherebbe».
Come riparte il calcio italiano? «Tutti sono dispiaciuti, per questo commissariamento della Federcalcio ma io non lo sono. È un’occasione per ricominciare da zero».
I club che ruolo possono avere? «Devono far giocare di più giovani. Ce ne sono e ce sono di italiani bravi».
Non sono troppi gli stranieri? « Ce ne sono ovunque, mi pare. Altrove persino di più. Ce n’erano anche quando sono usciti fuori i vari Montella, Del Piero, Totti. Quando io ero ct e Ferrara guidava l’Under 21, tra gli azzurrini c’erano solo giocatori che venivano dalla serie B e C. Ora mi pare che molti giochino titolari in serie A».
Come è questo calcio cinese? «La Cina è cresciuta molto, cresce il movimento: hanno capito che non basta comprare i giocatori forti ma bisogna lavorare sul settore giovanile. Le squadre di A e di B hanno l’obbligo delle formazioni Under sennò non si possono iscrivere. Lì c’è la nazionale under 22 e io ho promosso 5 giocatori giovani».
L’Italia non le manca, pare di capire? «Mi manca la mia nazione, ma non certo questo calcio».

Il Mattino

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