L’approfondimento di R. Muni: “La forza dei numeri”
Il campionato a venti squadre prevede trentotto partite al termine delle quali, chi ha totalizzato più punti di tutti, si fregia dello scudetto tricolore. Il difficile è senza dubbio quello di primeggiare nelle trentotto partite dello stesso torneo e, nelle ultime sei edizioni della serie A, è stata la Juventus ad avere la meglio su tutte le altre partecipanti. Tuttavia, se nelle prime tre edizioni il vantaggio accumulato dai bianconeri è arrivato a sfiorare i venti punti, nelle ultime stagioni tale differenza è andata progressivamente ad assottigliarsi.
Merito della crescita di alcune squadre, Napoli in primis e colpa del logorio fisico e mentale di un gruppo che parrebbe avviarsi verso i titoli di coda. Tuttavia, quest’ultima ipotesi rimane ancora tutta da verificare poiché, sebbene abbia riscontrato non poche difficoltà, la squadra di Allegri è attualmente seconda in classifica ad appena una lunghezza di distanza dalla vetta. Il Napoli ha accarezzato a lungo il sogno scudetto due stagioni fa, vedendolo infrangersi dopo il gol della beffa subito per mano dello juventino Zaza. Quest’anno, i Sarri’s boys sembrano animati dalla voglia di stupire, conquistando il massimo trofeo nazionale e le loro intenzioni si sono capite sin dal giorno del raduno. In concomitanza della sosta per gli spareggi che attendono la nazionale di Ventura, siamo andati a mettere insieme le ultime trentotto partite di campionato disputate dalla squadra partenopea, cercando di trovare il trend dei numeri totalizzati nell’intervallo di partite grande quanto un intero campionato.
Premesso che questo esercizio lascia il tempo che trova, è altrettanto interessante notare che delle 38 partite in esame (26 della passata stagione e 12 di quella in corso) la squadra di Sarri ne ha vinte 30, pareggiandone 7 e perdendo soltanto la gara interna contro l’Atalanta. Sono 97 i punti conquistati dagli azzurri, che confermano la previsione per il campionato in corso, secondo cui potrebbero non essere sufficiente raggiungere quota novanta punti per arrivare primi. Nello stesso intervallo di partite, la Juventus ha totalizzato 92 punti, frutto di 29 vittorie, 5 pareggi e ben 4 sconfitte, mentre la Roma di punti ne ha conquistati 88 (che potrebbero essere 91 nel caso in cui la squadra giallorossa vincesse il recupero contro la Samp, in trasferta), frutto di 29 vittorie, 1 pareggio e 7 sconfitte. Per quanto riguarda i gol fatti, il Napoli ha sfondato il tetto dei cento, andando a segno 105 volte. I due pareggi per 0 a 0, ottenuti quest’anno, stridono con la naturale propensione al gol dei Sarri’s boys che, in precedenza, erano rimasti a secco soltanto in occasione dell’unica sconfitta subita (lo 0 a 2 casalingo contro l’Atalanta del passato torneo). La Juventus ha realizzato complessivamente 87 gol di cui ben 35 nelle 12 partite della stagione in corso, mentre la Roma è terza con 82 gol fatti, di cui solo 21 nelle 11 partite di questa stagione.
Per quanto riguarda i gol subiti, va sottolineato che la tenuta difensiva del Napoli è nettamente migliorata poiché dei 34 gol totali, 26 si riferiscono alla passata stagione, con la media perfetta di 1 gol subito a partita mentre nelle dodici giornate del campionato attuale, i gol subiti sono stati appena 8, con una media di 0,66 gol a partita. Discorso analogo può essere fatto per la squadra giallorossa che, dei 33 gol subiti 26 si riferiscono alla passata stagione mentre sono solo 7 (in 11 partite) quelli incassati nella stagione attuale. Opposto è il percorso della Juventus che, dei 29 gol complessivi ben 11 si riferiscono alle 12 partite della stagione in corso, mentre i restanti 18 si riferiscono alle 26 partite della passata stagione. Per completare il quadro di questa singolare statistica guardiamo la differenza reti che vede il Napoli a +71, la Juventus a +58 e la Roma a +49. Il fuoco di paglia dura il tempo di una fiammata, sarebbe inverosimile una durata più lunga, addirittura di dieci mesi. Ecco perché si può ragionevolmente essere ottimisti per le restanti ventisei partite di questa stagione. Ovviamente, non potrebbe mancare la variabile indipendente nel computo di fine stagione, la componente imprevedibile che, talvolta, potrebbe persino fare la differenza. Gli infortuni, gli episodi a favore piuttosto che quelli contro sfuggono alle analisi dei numeri che, al netto dell’imprevedibile, ci fanno essere moderatamente ottimisti.
Spesso Maurizio Sarri è stato accusato di utilizzare sempre i soliti calciatori, secondo alcuni perchè le riserve non sono all’altezza, secondo altri per difficoltà nella gestione di uno spogliatoio affollato. Spostando l’attenzione su Pep Guardiola, senza dubbio uno dei migliori allenatori in attività, notiamo delle similitudini nella gestione dei calciatori. Da 6 giornate di premier league e 3 di Champions, ossia da quando sono rientrati da leggeri infortuni i titolari, il Manchester City schiera sempre la solita difesa. In mediana stesso discorso, Fernandinho ha sempre giocato dall’inizio ed è stato sostituito solo in un paio di circostanze, ad un quarto d’ora dal termine. Analogo percorso sia per De Bruyne che per Silva, che pure le hanno giocate tutte dall’inizio e che sono usciti dal campo prima del triplice fischio solo due volte. Non credo che il problema di Pep Guardiola sia la panchina corta, poiché ad accomodarsi al fianco del pluridecorato tecnico spagnolo troviamo gente come Gundogan, Yayà Touré, Mangala e Zinchenko, i primi tre che hanno accumulato minutaggi di poche decine di minuti mentre il quarto presente solo nei 120 minuti della partita di coppa di lega. In altri termini, al nucleo base di 8 o 9 elementi fissi, ruotano gli altri elementi, attuando un turnover simile a quello praticato da Sarri a Napoli. Se si ritiene corretto affermare che Guardiola e Sarri praticano un calcio dalla filosofia simile, che prevede meccanismi rodati e possesso palla, possiamo affermare senza tema di smentita che coloro che criticano le scelte del tecnico di Figline hanno una visione dal raggio troppo corto. Avanti Napoli, Avanti!
Riccardo Muni
