Ibrahimovic, Balotelli, Napoli: il triangolo

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La solita storia di un feeling a distanza tra due uomini e una città: interessante quanto inevitabile quello di Balotelli, che a Napoli ha una figlia bellissima (Pia); suggestivo quello di Ibrahimovic, incantato dalla passione del San Paolo sin dalla notte dell’addio di Ciro Ferrara al calcio, quella del primo ritorno di Maradona nel suo regno, datata 9 giugno 2005. «Dopo la festa Zlatan mi chiamò e mi disse che un giorno avrebbe voluto chiudere la carriera in maglia azzurra», svelò Raiola all’epoca. Di tempo ne è passato da quella magica serata, ma evidentemente a Ibra è rimasto il pallino: «Un futuro napoletano?». Molto prossimo, eventualmente, considerando che a ottobre ha compiuto 35 anni. «Chissà, con lui non si sa mai niente! De Laurentiis lo ha anche conosciuto». A luglio 2016 in un’osteria chic di West Hollywood, a Los Angeles. «Ma se Sarri si comporta con Zlatan come si è comportato con El Kaddouri è meglio che prenda una bella barca e vada a pescare».

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La storia con Mario Balotelli

Sorride lui, insomma, e sorridono il club francese che gli ha offerto una chance fondamentale e anche Ventura. «Ha un contratto di un anno, ma tante squadre sono interessate al giocatore: dalla Cina al Nord Europa. Noi, comunque, abbiamo deciso di aspettare un paio di mesi: non escludiamo il Napoli e neanche altre società». E il club azzurro cosa pensa? Raiola sa perfettamente che i matrimoni si fanno sempre in due. Più che mai in questo caso: «Mario ha una figlia in città, ma non ci vuole soltanto la volontà del calciatore: ci vogliono anche le volontà di De Laurentiis e Sarri». Quasi a ribadire il concetto precedente – «non escludiamo nulla» – e quasi a dire: se volete, noi siamo qua. Parliamone. «Aurelio è un presidente atipico con grande personalità: il Napoli si trova dov’è oggi anche grazie a lui». Il mercato è appena finito ma è già ricominciato. Finale dedicato a un napoletano verace, Gigio Donnarumma, diciassettenne fenomeno del Milan e della porta che dopo la classica beatificazione popolare è finito nel mirino della critica. Una tradizione del calcio: «Non ne parlo più. Non c’è nulla, lui è sereno: lasciamolo in pace».

Fonmte: CdS

 

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