Spesso i numeri ingannano e son talmente freddi da impedire agli altri di analizzarli al di là delle singole cifre. Quattro, ad esempio, è il bottino di reti incassate in due partite dal Napoli. Elementare la media ed anche la considerazione – spesso, però, banale – che tutto dipenda dalla difesa, dai quattro che agiscono in linea, dai dirimpettai di Reina. Come se gli altri, i centrocampisti e gli attaccanti, fossero un corpo distaccato e disinteressato alle vicende della retroguardia; come se esistesse un singolo reparto estraneo al contesto; come se il calcio, quello moderno, fosse tornato indietro di decenni, riabbracciando la cultura delle squadre lunghe e dei ritmi blandi, degli invitanti spazi dove infilarsi e, dunque, dei difensori vecchio stampo, meno eleganti ma più incisivi, spesso rudi, che ne caratterizzavano l’epoca di riferimento.
Non è (più) così che funziona: si attacca in undici e si difende in undici, perché il calcio è ormai totale e ogni squadra – intesa come insieme di undici giocatori – è una fisarmonica che si muove insieme, su e giù, a destra e a sinistra, senza interpreti stonati. Ad un calciatore, qualunque esso sia, è concesso un errore tecnico ma non tattico. Alla base del nuovo che avanza c’è l’idea del movimento che dev’essere sempre perfetto ed è nella testa, quotidianamente, che va modellato ad immagine e somiglianza dell’allenatore di turno. Maurizio Sarri ha mal digerito la pigrizia delle prime due giornate. Quattro furono anche i gol subito lo scorso anno dopo i primi centottanta minuti di campionato, ma i numeri – come detto – spesso ingannano e la differenza col passato sposa la considerazione che ieri, un anno fa, tutto era nuovo; oggi, invece, tutto è rimasto esattamente al proprio
posto: Hysaj-Albiol-Koulibaly- Ghoulam è la filastrocca imparata a memoria dai tifosi, è la linea difensiva che per larghi tratti dell’ultima stagione ha impedito a chiunque d’avvicinarsi a Reina. Fonte: Il Roma

