Sarri senza freni e accusa: “E’ tutto da serie C; stadi, stranieri e diritti tv”

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Castelfranco di Sopra, una manciata di chilometri dalla sua abitazione con vista sull’Arno, ecco Sarri a ritirare le chiavi della cittadina dove risiede da qualche anno. «Una emozione unica questo riconoscimento, davvero sono commosso»Senza tuta. In giacca, camicia (bianca) e senza cravatta sul palco del piccolo teatro. 

 

 

 

«Se sono arrivato sulla panchina del Napoli è per tutto quello che ho imparato guidando queste squadre», dice tra gli applausi del pubblico presente.Era dal giorno della firma sul nuovo contratto con De Laurentiis, alla Filmauro, che Sarri non dava notizie di sé. Non è partito per le vacanze, è ancora lì nella sua terra anche perché probabilmente non c’è posto migliore che casa propria per staccare la spina. «Farei fatica a vivere nel caos delle grandi città. Ma io adoro Napoli e la sua umanità, adoro lo spirito sociale che c’è lì, il fatto che se succede una cosa al tuo vicino è come se fosse successa a te. Napoli ti dà un amore unico che ogni allenatore dovrebbe provare nella vita». 

Sarri

Poi si sofferma a lungo sul momento del calcio italiano. «Non vedo un grande futuro… Credo che la questione del momento particolare del calcio italiano non sia legata alle tante squadre che ci sono in serie A: in tutta Europa, tranne in Germania dove hanno il problema della sosta invernale, ci sono venti squadre. La questione è quella del sovraffollamento degli impegni, che sono tanti. E poi gli stranieri. Allenare un 18enne italiano dà più soddisfazioni che allenare un 30enne straniero. Ma nessuno farà un passo indietro di questo genere in Europa. Però è bello prendere un ragazzo della Primavera e farlo debuttare in serie A, tra i grandi».Punta il dito anche su altro aspetto: «Bisogna regalare ai tifosi il sogno di poter vincere. Un tifoso del Genoa o della Sampdoria sa che adesso difficilmente per i prossimi 50 anni potrà vincere. E allora? Per quanto tempo potrà continuare a seguire il calcio e ad appassionarsi ancora? Bisogna cominciare a vedere il campionato in collettivo senza pensare solo al proprio orto, a cominciare dalla ripartizione dei ricavi».

Fonte: Il mattino

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