Napoli, cambia tutto: la differenza tra Max e Antonio
Il gioco dell’estate è chiaro: trova la differenza tra Max e Antonio. Come nella Settimana Enigmistica. Una cosa in comune: nessuno dei due si fa vedere in giro, esce dal ritiro o cose del genere.
De Laurentiis, come scrive Il Mattino, sarà qui domani per vivere in maniera totale i giorni con Allegri. Ma nel giochetto dei tifosi che sono saliti fin in Val di Sole anche questa estate è nel constatare che – almeno in campo – Allegri è uno che delega tanto. Delega e osserva. Gran parte del lavoro è fatto da Landucci e Magnanelli: con i due ci sono rapporti che lasciano il segno e non si sfaldano col tempo. Quello tra Allegri e Magnanelli risale, per esempio, ai primi anni di Max nelle vesti di allenatore, al Sassuolo.
De Laurentiis con Allegri ha voluto rimettere il Napoli, inteso come società, al centro del villaggio. Un villaggio che, con la presenza di Conte non si chiamava più Napoli ma Antonio. Al netto dei modi, dei tempi e di tutto quello che non è stato spiegato e ancora sfugge, davvero il presidente azzurro non poteva scegliere qualcuno, o qualcosa, più diverso di così da Conte. «La continuità» presidenziale significa avere un allenatore che colleziona successi.
Il campo è il primo momento di confronto: anche tatticamente la svolta è verso il 4-3-3. D’altronde, avendo a disposizione una serie spropositate di esterni, non può fare diversamente. Come Conte, non cerca il consenso a ogni costo: non è che si mette lì in attesa del saluto dei tifosi o che qualcuno gridi “Max Max“. Delega in maniera totale, non esistono più aree tabù all’interno dello stadio di Carciato dove i poveri addetti della Val di Sole rischiavano ripercussioni se avessero superato le linee di demarcazione. Lui lascia fare: in hotel decidono i dirigenti come organizzare le cose. Si fida, non vede ombre: Conte era ossessionato dal voler controllare ogni cosa, ogni dettaglio.
Con Oriali, che era il sergente di ferro, quello che vigilava che le sue indicazioni venissero rispettate. Un martello, che però ha vinto uno scudetto e una Supercoppa vinceva scudetti uno dietro l’altro. Max Allegri è un ottimo allenatore, con la pazienza di un santo: ha resistito al primo Berlusconi, alle pressioni degli Agnelli all’improvviso attratti dalla “grande bellezza”. E tradito da Ibrahimovic nell’ultima stagione. Non teme il confronto con Conte: Antonio era adorato dai tifosi. Ma come nella Juventus, nell’Inter, nel Chelsea, ha gonfiato a dismisura il proprio personaggio oscurando il club.
Ora De Laurentiis arriva e si riprende la scena. Con Conte doveva restare dietro le quinte. Contare le volte che poteva farsi vedere durante un allenamento, stare attento a non violare l’impenetrabilità di certi argomenti che era sua totale esclusiva. A Max non importa nulla: non importa neppure se c’è qualcuno che osserva i suoi allenamenti. Per due anni, tra i monti attorno allo stadio di Dimaro, si alternavano i controlli perché, almeno una parte degli allenamenti (quella iniziale) non doveva essere vista. Nessuno poteva scrutare, osservare, allungare gli occhi. I tifosi venivano allontanati. Max non sembra aver segreti. Allena i suoi subito col pallone tra i piedi, fino ad adesso ogni esercitazione è fatta sempre durante una partitella a ranghi mista, con pressione, ricerca del pressing, tentatavi di uscire dai blocchi offensivi. Ma tutto senza nascondere nulla.
