CDS- Semplici: “I settori giovanili sono decisivi. Liberiamo la tecnica”

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Leonardo Semplici ha parlato del futuro del calcio ai microfoni del Corriere dello Sport. Di seguito le sue dichiarazioni.

Settori giovanili decisivi. Liberiamo la tecnica» «Con pazienza e programmazione possiamo ripartire»

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Leonardo Semplici si è costruito dal basso. I dilettanti col Sangimignano e il Figline, poi Arezzo, Pisa, la straordinaria cavalcata con la Spal con 2 promozioni di fila dalla C alla A, 6 tornei in massima serie, miglior tecnico in C2, in C e in B, oltre alla Supercoppa di C a Ferrara e alla Supercoppa Primavera con la Fiorentina. A 58 anni, insomma, l’allenatore toscano può dire di conoscere bene il calcio italiano con quasi 450 panchine in carriera.
Semplici, s’invocano riforme nel nostro calcio. Le più urgenti?
«Bisogna tornare a valorizzare i giocatori italiani e i settori giovanili. Occorre un investimento da parte della Federazione per premiare, in C e in B, ma anche in A, quelle società che fanno giocare i nostri talenti.»
La funzione di B e C dovrebbe essere questa, non crede?
«Tutti parlano delle squadre under 23. Secondo me bisogna individuare una via di mezzo per valorizzare i calciatori che escono dalla Primavera e non pronti per la A. Occorre una crescita culturale ed è la cosa più difficile. Io credo nella meritocrazia, ma se un club fa giocare 5-6 giovani italiani è giusto premiarla».
Anche perché con la “stanza di compensazione” è più conveniente comprare all’estero.
«Se un giocatore italiano emerge, il costo cresce subito. È il caso di Palestra, che l’Inter non ha potuto comprare. Allora prendi il giovane straniero, che fa fare la plusvalenza al club ma non fa crescere il nostro movimento. Bisognerebbe equiparare le regole agli altri Paesi».
Il problema è che anche in B e in C ci sono tanti stranieri.
«Dovrebbero far maturare i giocatori più bravi per farli arrivare in A. Oggi, invece, anche le società di B cercano le plusvalenze pescando all’estero».
Ma ci sono giovani talenti in Italia?
«Ci sono, basta vedere la competitività delle nazionali giovanili. Ma poi, arrivati all’Under 21, nei loro club non giocano».
Dipende dalle società o dagli allenatori, che si sentono sotto pressione?
«Penso che sia una questione di cultura sportiva. Oggi il calcio è un business troppo importante e si pensa solo all’obiettivo. Dunque, anche lo stesso tecnico è portato a badare al risultato. Allora bisogna trovare soluzioni attraverso le seconde squadre, la C e la B, e contempo-raneamente rendere più sostenibile la gestione economica. Occorrono riforme per avere più equilibrio tra A, B e C nella distribuzione delle risorse derivanti dai diritti televisivi».
Qual è la strada giusta?
«Meno squadre a cui distribuire le risorse in modo più equo. Altrimenti si verificano i fallimenti a cui assistiamo spesso in Serie B e in Serie C».
Come si concilia sostenibilità ed esigenza dei risultati?
«Con programmazione e pazienza. Non si deve spendere più di quanto è possibile».
Cosa pensa degli attuali settori giovanili?
«Bisogna puntare di nuovo sugli istruttori, quelli che insegnano la tecnica, che lasciano libero un ragazzino di dribblare e divertirsi. Alla tattica bisogna pensare più tardi, non nelle scuole calcio».
Esiste un modello societario da seguire in B ed in C?
«Il Frosinone è un esempio virtuoso».
Per la prossima B su chi punterebbe?
«Il Palermo è la squadra da battere. Poi ci sono le retrocesse, ma è difficile risalire subito. In C Catania, Salernitana, Brescia, Pescara e Bari le grandi piazze che possono lottare per il vertice»
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