Il Mattino-Vent’anni dopo Berlino: Fabio Cannavaro e la Nuova Rotta di Napoli
Il 9 luglio 2006 a Berlino, un figlio di Napoli alzava al cielo la Coppa del Mondo, regalando all’Italia una notte di orgoglio immortale. Vent’anni dopo, lo stesso spirito di riscatto e la medesima passione tornano a vibrare tra le onde del nostro Golfo, dimostrando che Napoli è da sempre palcoscenico naturale di sfide planetarie. “Il Mattino” ha ascoltato proprio l’ex capitano della Nazionale.
“Una tribuna d’onore sul terrazzo di casa sua. «Vedo le vele nel Golfo e mi emoziono». Fabio Cannavaro spettatore degli allenamenti di Luna Rossa e New Zealand dalla collina di Posillipo. Il capitano dell’Italia che venti anni fa esatti si laureò campione del mondo ha provato il brivido dell’America’s Cup pochi giorni fa salendo a bordo di Luna Rossa.
Come è nato questo allenamento?
«Alcuni giorni fa ho pubblicato una storia su Luna Rossa nel Golfo e mi hanno contattato: dai, vieni a fare un giro con noi. Non avrei voluto disturbarli ma poi Max Sirena mi ha invitato a bordo e un innamorato del mare come me questa occasione non poteva farsela scappare».
Tra una squadra di velisti e una di calciatori che differenza c’è?
«Apparentemente, nessuna. Perché ognuno ha il suo compito e deve agire in sintonia con il compagno. Si vince con il gioco di squadra, in campo come in mare. La cosa bella è che mi hanno consentito di fare il co-pilota, si dice così? Siamo andati a una velocità fino a 38-40 nodi puntando verso il Vesuvio e Castel dell’Ovo. Che spettacolo».
C’è un Cannavaro a bordo di Luna Rossa?
«Mi hanno parlato di Marco Gradoni: ha vinto tanto».
L’America’s porta Napoli ancor di più al centro del mondo.
«Un’occasione unica. Per restare in tema sportivo il calcio, con i suoi scudetti, ha contribuito alla diffusione dell’immagine di Napoli ma qui l’evento è di portata planetaria ed è ciò che consente il salto di qualità. L’America’s Cup significa tanto sotto l’aspetto economico, sappiamo quale sarà la ricaduta. Ma vado oltre. Rappresenta qualcosa di importante anche per il futuro dei nostri figli, con una città non soltanto più internazionale anche più pulita e sicura. Ecco perché è uno straordinario investimento per Napoli e i napoletani. Max Sirena mi ha detto che gli equipaggi resteranno qui per un anno e ne sono felici».
Lo spettacolo delle vele nel Golfo ma anche gli investimenti su Bagnoli, dove Cannavaro è cresciuto.
«Andiamo a riavvolgere il nastro della mia vita, dunque. Avevo 8 anni quando papà Pasquale, calciatore, mi iscrisse alla Bagnolese. E poi passai all’Italsider, maglia gialla e pantaloncini verdi: nel libro che pubblicai venti anni fa sulla mia carriera c’è la foto in campo davanti a una ciminiera. Finalmente in quel territorio si è mosso qualcosa dopo anni e anni. Capisco i disagi per i residenti ma quell’area era stata abbandonata e questi interventi hanno un valore per il presente e il futuro. Il discorso America’s Cup riguarda la città, non un singolo quartiere. E i porti: questa è un’occasione da non perdere».
Ci spieghi.
«Ho una barca e amo il mare da piccolo. A Salerno e Castellammare di Stabia vi sono dei porti modello, è il momento di investire anche a Napoli. L’America’s Cup deve essere uno stimolo per migliorare le strutture al di là delle emozioni che vivremo a settembre con le pre-regate e poi tra un anno con la grande sfida a New Zealand. Immagino che vi sarà a Napoli un’atmosfera come quella che si vive durante un Mondiale di calcio. È il top, con un’organizzazione straordinaria, e Napoli sarà al massimo del suo splendore. Per tutti noi sarà motivo di orgoglio. Non vediamo l’ora che il mondo dica: wow!».
Lei fa “parte” ormai di Luna Rossa: Napoli tiferà il team di Max Sirena?
«Napoli è una città che vive di passioni, magari sostiene anche i più deboli… Ma Luna Rossa è l’Italia, è il tricolore che trasmette emozioni. E io già le avverto quando vedo dal terrazzo la barca in mare».
Vent’anni fa, il 9 luglio 2006, il trionfo a Berlino con il quarto Mondiale e l’Italia impazzì di gioia.
«Riuscimmo a fare qualcosa di straordinario e lo realizzammo dopo, quando tornammo a casa. Vent’anni dopo c’è ancora la soddisfazione per la Coppa, che io alzai da capitano della Nazionale, e amarezza per il terzo Mondiale di fila che non ci ha visti in campo. Quel 9 luglio resta un giorno speciale per il nostro grande gruppo».
È tornato al Mondiale da ct l’Uzbekistan: che esperienza è stata?
«Ci sarebbe piaciuto andare oltre la prima fase ma abbiamo subito tanti gol negli ultimi minuti, chiaro segnale di inesperienza. I ragazzi hanno affrontato gli avversari senza paura e questo è il primo passo per migliorare, supportati da una federazione che è eccezionale sul piano organizzativo»”.
