Come una sceneggiatura da film. Fino al minuto settantotto, il tabellone luminoso del Mercedes-Benz Stadium di Atlanta somigliava a una sentenza di condanna senza appello. Sotto i colpi degli egiziani Ibrahim e Ziko, l’Argentina di Scaloni vagava senza meta in attesa del colpo del k.o. Poi il colpo di scena inatteso e la miracolosa rimonta firmata in poco meno di un quarto d’ora dalle reti di Romero, Messi ed Enzo Fernandez. Tre ganci in successione valsi una storica vittoria per l’Albiceleste contro l’Egitto, e il conseguente approdo dagli ottavi ai quarti di finale del Mondiale contro la Svizzera.
E mentre nel Sud degli Stati Uniti si consumava il ribaltone, in un altro Sud del mondo, stavolta a Napoli, lo spazio e il tempo venivano azzerati allo stesso modo. Nel cuore pulsante dei Quartieri Spagnoli, sotto il murales del Pibe de Oro, migliaia di tifosi partenopei e argentini hanno vissuto tutti i novanta minuti più recupero della gara quasi in simbiosi, sospesi tra l’agonia e l’estasi. Largo Maradona – come si legge sul quotidiano Il Mattino – si è infatti trasformata in un’autentica succursale di Buenos Aires, con le bandiere bianco-celesti e azzurre che si sono fuse in un unico, interminabile abbraccio di festa, a testimoniare che la passione per il grande calcio unisce due popoli nel nome dell’indissolubile culto di uno dei più grandi di sempre.
Bandiere con l’effigie del Diez si sono intrecciate a sciarpe del Napoli, mentre tamburi e cori da Bombonera rompevano la notte in un gemellaggio viscerale che sfida i confini geografici.
E sotto gli occhi del Re, come in occasione del match con Capo Verde, il destino ha rimescolato nuovamente le carte a un passo dal baratro.
