I giovani e Pantaleo Corvino: «I talenti ci sono È il sistema che si è inceppato»

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Ottocento partite da dirigente in A, 2.000 in totale in tutti i campionati e tanti talenti scoperti: Vlahovic (acquistato dalla Fiorentina per 1,5 milioni e ceduto alla Juve per 82,2), Dorgu, Vucinic (preso a zero quando era a Lecce e ceduto alla Roma per 19 milioni), Jovetic, Melo, Diawara, Bojinov e Pongracic… Pantaleo Corvino, 76 anni, si è preso un periodo di riposo dopo 6 stagioni al Lecce e 4 salvezze di fila. Ma presto lo rivedremo all’opera per «tornare a correre», come ama dire. Il re del mercato e delle plusvalenze, lo hanno definito. Un’avventura iniziata a Casarano, dove lanciò Fabrizio Miccoli che aveva 17 anni.

 

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Corvino, lei è stato criticato per aver preso tanti stranieri. 
«A volte è una necessità. Quando non puoi comprare italiani, perché il club non può sopportare certi costi, devi andare all’estero. Ma è una necessità che poi diventa una virtù se prendi stranieri che producono ricchezza tecnica ed economica». 

Perché i giovani italiani fanno fatica a emergere in A? 
«Innanzitutto devi avere le qualità in A. Poi il calcio è globalizzato e ognuno cerca di trovare le risorse tecniche senza guardare al passaporto. Il fatto che la Nazionale non è ai Mondiali da 3 edizioni non c’entra con questo». 

 

E da cosa dipende, allora?
«Il sistema è vecchio. Va cambiato. I presidenti federali non possono agire, devono osservare regole che non gli consentono di mettere in campo soluzioni innovative. In Italia non mancano i dirigenti, né gli allenatori e i preparatori. Va modernizzato il sistema, lo ripeto da tempo».

Ma ci sono giovani talenti? 
«Sì, ci sono. Magari di meno rispetto al passato, ma ci sono. Finché gareggiano nelle Nazionali giovanili siamo alla pari se non superiori agli altri. Qualcosa non funziona a livello di Nazionale maggiore, ma non perché mancano giocatori per battere la Bosnia o la Macedonia. Piuttosto perché bisogna dare all’Italia il valore che merita. I club, all’interno di un sistema nuovo, devono consentire alla Nazionale di avere i calciatori per più tempo». 

Malagò è l’uomo giusto per questo cambiamento? 
«Se non gli permetteranno di cambiare il sistema, anche lui rischia di fallire. Non era Gravina sbagliato, ma il contesto». 
 
Grandi piazze impantanate nei tornei di B e C. Perché 
«Da Napoli a Palermo c’è solo il Lecce in A coi i partenopei. Ripeto: tutto parte dal sistema che s’è inceppato». 

 

Si pensa solo al risultato senza avere pazienza? 
«È una cultura vecchia e sbagliata tutta italiana. Per modificarla ci vorrebbe la Nato! Anche i giornalisti contribuiscono: dopo 2 ko vanno cambiati i tecnici, dopo 3 sostituiti i dirigenti. Negli altri Paesi è diverso».

Un modello a cui guardare? 
«Il Lecce è stato un precursore. Farà la A per il 5º anno di fila col monte ingaggi di 10 milioni netti, il più basso d’Europa». 

Sempre più proprietà straniere, anche in B, e tanti Fondi. Effetti collaterali? 
«Li pagheremo in futuro perché a volte i Fondi sono speculativi».

La sua più grande soddisfazione?  
«Essere partito dalla 3ª categoria ed essere arrivato 4 volte in Champions. Ho coronato il mio sogno di bambino».

Prima di riprendere a correre, cosa si sta godendo? 

«La famiglia, che ho visto da lontano. Sto tirando il fiato per ripartire quanto prima».   Fonte: CdS
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