Marco Bellinazzo, giornalista de “Il Sole 24 Ore” ed esperto di economia e finanza dello sport, si definisce stupito da quanto sta accadendo alla Ssc Bari e dalle accuse rivolte ai De Laurentiis. Al Corriere del Mezzogiorno dice:
Bellinazzo, il Bari deve preoccuparsi?
«Mi sembra molto complessa la macchina accusatoria. Se il tema fosse il deficit strutturale, bisognerebbe mettere sotto inchiesta per bancarotta almeno il 90% delle società di calcio professionistiche italiane, soprattutto in serie B e C. Sono categorie in squilibrio, perché il sistema non consente ricavi adeguati ai costi: un problema che va avanti da almeno trent’anni. Il decreto richiama la situazione debitoria del Bari, peggiorata per la mancata promozione in A e ai diritti tv non incassati, che possono valere almeno 30 milioni l’anno. Il club ha usato norme Covid per rinviare le perdite al 2026, rivalutando il marchio e immettendo capitale. Per questo fatico a comprendere l’ipotesi di bancarotta fraudolenta».
Nel decreto si parla anche di fallimento.
«Sì, e ugualmente non capisco. Tutto sembra ruotare intorno a Caprile. Si contesta alla proprietà di non aver previsto una partecipazione del Bari a un eventuale plusvalore futuro. Ma non esiste un obbligo contrattuale, nemmeno infragruppo, di prevedere una quota sulle plusvalenze; né un meccanismo che attribuisca minusvalenze alla società cedente se il calciatore non rende. Perché il Napoli avrebbe dovuto prevederlo? E il valore di un giocatore non è scientifico: non è una quotazione di Borsa».
Quando un trasferimento in multiproprietà finisce sotto i riflettori?
«La Uefa adotta criteri legati al fair value: guarda operazioni simili. Vale soprattutto per sponsorizzazioni tra parti correlate, aziende della stessa proprietà del club. Si prova ad applicarlo anche al mercato infragruppo, ma il prezzo di un giocatore è difficile da stabilire: incidono infortuni, evoluzione tecnica, agonistica e personale. Algoritmi e dati possono stimare un valore, ma restano fattori non scientifici. Non essendoci obbligo di partecipazione alla plusvalenza futura, non si capisce bene l’oggetto della contestazione. Se ci sono altri elementi, lo vedremo».
Si parla di arricchimento del Napoli ai danni del Bari.
«Mi sembra tutto da verificare. Non siamo davanti alla cessione di un bene con valore certo trasferito da un club all’altro. Parliamo di calciatori, il cui valore futuro è incerto. Se le norme imponessero, nelle operazioni infragruppo, una percentuale alla cedente sulla plusvalenza futura, e il Napoli non l’avesse rispettata, allora l’accusa avrebbe fondamento. Ma a me non risulta una norma simile. Si riconoscerebbe anche che la proprietà ha investito capitale. Il quadro non appare nitido».
Di solito il fallimento avviene su richiesta dei creditori.
«Può chiederlo anche la Procura, se ritiene l’azienda finanziariamente decotta. Però c’è una specificità delle società di calcio qui non considerata. Bisogna guardare anche alle norme Covid, usate dal Bari come da altre società, per rinviare le perdite al 2026. Una strada possibile, da valutare col bilancio al 30 giugno 2026 in autunno».
La giustizia sportiva quando potrà valutare?
«In questi casi così complessi la giustizia sportiva attende quanto meno edito finale indagini»
È una situazione paragonabile al caso Osimhen, per il quale Aurelio De Laurentiis è indagato a Roma?
«No, quella è su plusvalenze fittizie».
