Le lacrime di Messi: la storia più bella di questo Mondiale

Dal dolore delle finali perse alla rimonta contro l'Egitto: il lungo viaggio che ha trasformato Messi in una leggenda senza tempo

0

Il Mondiale di calcio 2026 non è ancora finito ma ci ha già raccontato tantissime storie che ci hanno fatto vivere emozioni immense. Ne sono un esempio le favole di Capo Verde, Curaçao e RD Congo, l’impresa del Paraguay contro la Germania, Vozinha che diventa il portiere più seguito della storia sui social, le rimonte di Belgio e Argentina, la super lotta per la Scarpa d’Oro, ma soprattutto le lacrime dei più grandi dei nostri tempi: Modric, Cristiano Ronaldo, Neymar ed infine Leo Messi.

Factory della Comunicazione

Tutte lacrime di tristezza, per un incredibile percorso giunto al termine. Tutte tranne quelle di uno.

Le lacrime di Messi sono lacrime di liberazione, di gioia, di consapevolezza di star scrivendo, ancora una volta, la storia. Lacrime che, per essere spiegate al meglio, bisogna riavvolgere il nastro.

2014 – Il sogno infranto

Bisogna partire infatti dalla finale dei Mondiali in Brasile di dodici anni fa, quando Leo Messi e la sua Argentina vennero sconfitti dalla Germania ai tempi supplementari. Da quel momento è partito un incubo per il numero 10 e per l’Albiceleste. Un incubo proseguito nelle finali di Copa America del 2015 e del 2016, entrambe terminate con una sconfitta ai rigori contro il Cile.

Dopo queste tre finali perse, Messi prende una decisione:

«Se terminó para mí la selección.»
(Per me la Nazionale è finita).

2016 – “Se terminó para mí la selección”

Su di lui se ne diranno di ogni: si dirà che quando conta davvero scompare, che la pressione lo divora. Per usare una frase storica, pronunciata da un famoso wrestler: “Your arms are too short to box with God”. Una frase che, forzandone il significato, può essere interpretata così: “Puoi essere forte quanto vuoi, ma non potrai mai vincere quando giochi contro qualcosa di più grande di te.”

Da quel momento il popolo argentino si divide tra chi sostiene che quella sia stata la scelta giusta e chi, invece, cerca di fargli cambiare idea. Diventa virale l’hashtag #NoTeVayasLeo.

Tra chi sosteneva che Messi dovesse ripensarci c’era anche Diego Armando Maradona, che disse:

«Messi deve restare nella nazionale. È stato lasciato solo. Io non voglio lasciarlo solo. Chi dice che deve andarsene vuole nascondere il disastro del calcio argentino.»

Passano due mesi da quell’annuncio e arriva il ripensamento.

Messi torna.

Con la Nazionale Albiceleste vola in Russia per i Mondiali 2018, ma viene eliminato da una Francia troppo più forte, che si laureerà poi campione del mondo.

2021/2022 – La rinascita

Nel 2021 però qualcosa cambia: finale di Copa America, stadio Maracanã di Rio de Janeiro.

Argentina-Brasile.

In quello stadio si consuma la storia. L’Argentina vince 1-0 e, dopo quasi trent’anni, torna a regnare in Sud America.

Da quel trionfo Messi ne esce rinato. I suoi occhi sono diversi e al Mondiale dell’anno dopo, in Qatar, arriva la conferma: l’Argentina torna ad essere campione del mondo battendo, in una finale memorabile, proprio quella Francia che l’aveva eliminata quattro anni prima. A quel successo si aggiungerà anche la seconda Copa America consecutiva.

Leo Messi si è finalmente tolto un peso grande come un macigno dallo stomaco.

Arriviamo quindi ad oggi.

2026 – La storia continua

Mondiale 2026.

L’Argentina è letteralmente trascinata dal suo numero 10, che a 39 anni scrive ancora la storia facendo record su record.

Primo calciatore nella storia a segnare in nove partite consecutive dei Mondiali, miglior marcatore e miglior assistman nella storia della Coppa del Mondo. E poi arriva la partita di ieri pomeriggio.

Al Mercedes-Benz Stadium di Atlanta, l’Egitto mette in seria difficoltà l’Argentina, mantenendo il vantaggio di 2-0 fino a dieci minuti dalla fine.

Solo Messi sa cosa gli sia passato per la testa in quei momenti.

Probabilmente ha ripensato a tutta la fatica fatta per arrivare lì, ai bei momenti vissuti con la maglia della Nazionale e, di certo, anche a quelli più duri. Alle vittorie storiche e alle sconfitte più dolorose, ma soprattutto al fatto che di lì a poco avrebbe dovuto dire addio a quella che ormai era, a tutti gli effetti, la sua Nazionale.

Il pianto suo, e di milioni di tifosi, è pronto a scoppiare.

Poi però accade il miracolo: prima Romero accorcia le distanze su assist di Messi, poi proprio il numero 10 firma il 2-2, esplodendo di gioia come raramente lo abbiamo visto. Infine Enzo Fernández segna il gol della rimonta che vale l’accesso ai quarti di finale.

La storia continua.

Messi esce dal campo sì tra le lacrime, ma non sono lacrime di tristezza.

Anzi.

Sono lacrime di gioia, di liberazione. Lacrime di chi ha visto la fine arrivare e l’ha dribblata, come solo lui sa fare.

Per questo quelle di Leo Messi non sono lacrime come le altre. Non sono lacrime di addio, ma di chi ha rivisto tutta la propria vita passargli davanti in pochi minuti.

Perché certe storie sembrano destinate a finire.

Poi arriva il numero 10, cambia il finale e ti ricorda che, finché c’è Messi, la parola “fine” può sempre aspettare.

«La última página todavía no se escribe.» L’ultima pagina non è ancora stata scritta.

 

A cura di Guido Russo

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

For security, use of Google's reCAPTCHA service is required which is subject to the Google Privacy Policy and Terms of Use.