Il cantautore Pino Daniele in un passo di una sua celebre canzone cantava così: “Napule è tutto nu suonno e a ‘ sape tutto o’ munno ma nun sanno a ‘ verità”. Questo breve passaggio sta a sottolineare che la città la può conoscere solo chi la vive tutti i giorni o chi riesce a percepire la sua essenza anche soltanto per pochi giorni o qualche ora prima di andare via. come ha fatto l’ex giocatore Hernanes che nei giorni scorsi è stato a Napoli e dopo ha pubblicato sul suo profilo social privato tutto il suo amore per il capoluogo campano: “Ringrazio tutti i tifosi del Napoli, grazie per l’affetto e viva Napoli!”
L’ex giocatore di Lazio, Inter e Juventus in un breve video di poco più di due minuti, ha raccontato la sua giornata nella città partenopea dove prima si è ritrovato a palleggiare con alcuni ragazzi della zona per poi far visita al quartiere dove sono nati i due fratelli Esposito, Sebastiano e Pio (ovviamente non poteva mancare una partitella nel campetto). Con il sorriso ha raccontato questa breve ma intensa esperienza, ringraziando ognuno di loro che l’ha riconosciuto anche se non lo hanno mai visto giocare in tempo o magari perché non è mai riuscito a giocare in Serie A indossando la maglia azzurra.
Prima di concludere però l’opinionista di DAZN ha fatto una raccomandazione, ovvero per “salvare” il calcio italiano bisogna partire proprio da qui e il motivo è presto detto: “A Napoli il calcio non si tifa solo ma si vive. Ho visto bambini e ragazzi che giocano a pallone d’ovunque. Vedo passione e pratica”. Questo è un auspicio un po’ di tutti quanti, quello di vedere un ragazzo della nostra terra sfondare in questo mondo e magari riportare la Nazionale dove merita di stare.
Ecco quindi, solo chi visita la città e ne assorbe totalmente gli odori, i sapori e gli effetti ne può comprendere veramente cos’è. In effetti nessuno può dare un giudizio su una cosa o altro solo per sentito dire o per uno stereotipo, ma invece una cosa buona e giusta è quella di provare con mano e poi dopo successivamente darne un giudizio, buono o cattivo. Ma deve essere il nostro e di nessun’altro.
