Zola, da Oliena alla 10 di Maradona! – Il Mattino

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Compleanno per uno storico ex Napoli. Nella data di domani, 5 Luglio, Gianfranco Zola festeggia il suo sessantesimo compleanno. Il percorso della sua vita, riportato dall’edizione operi a da Il Mattino.

 

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Da Oliena, paese dell’entroterra sardo, alla Regina Elisabetta e a Diego Maradona. È lo straordinario viaggio compiuto da Gianfranco Zola, che domani festeggia i suoi primi sessant’anni. Antidivo per eccellenza, è stato campione soltanto in campo, di calcio e poi di golf. Fuori mai un eccesso. Ma pochi giorni fa si è irritato per un taglio del Governo perché danneggia i giovani, quelli per cui lui, da vicepresidente della Lega Pro, si batte: la “riforma Zola” punta sul maggiore utilizzo dei ragazzi nel campionato di serie C. Un modello che dovrebbe essere seguito a tutti i livelli per evitare figuracce come le tre consecutive esclusioni della Nazionale dal Mondiale.

Nel 1989, quando giocava alla Torres, venne scoperto da Luciano Moggi, potente direttore generale del Napoli e indiscusso boss del calciomercato. Arrivò a Napoli perché lui e l’esperto Massimo Mauro, ex Juve, erano stati scelti come vice di Maradona, trattenuto con la forza da Ferlaino dopo la conquista della Coppa Uefa: si immaginavano tensioni, anche legate alla vita dissoluta del capitano, che puntualmente avvennero. Il primo giorno Diego guardò negli occhi Gianfranco e sorrise: «Ho trovato uno che è più basso di me». Secondo Wikipedia non era così: 168 centimetri Zola, 165 Maradona. Ma andava bene lo stesso. Gianfranco e la moglie Franca non vivevano nella zona vip di Napoli, sulla collina di Posillipo, come gli altri azzurri ma ai Colli Aminei. Il futuro Magic Box, come lo soprannominarono i tifosi del Chelsea, era (come ora) un ragazzo semplice. Giocava a tennis con Careca, Corradini e il giornalista Angelo Rossi e trascorreva le sue serate con l’avvocato Fulvio Marrucco, che è tuttora il suo agente.

 

Il legame con Maradona si creò a Soccavo nelle interminabili sfide a distanza sulle punizioni. Fuori dal campo, il mondo di Diego era lontanissimo da quello di Gianfranco, che neanche conosceva gli indirizzi dei locali notturni napoletani. Diego capì quanto talento avesse quel ragazzo. E la domenica del 17 febbraio 1991, mentre si stava distaccando dal Napoli per la tossicodipendenza e problemi giudiziari, decise che era arrivato il momento della solenne investitura. A Pisa gli consegnò la maglia 10 rossa e per sé prese la 9. Zola è stato l’unico al mondo ad aver indossato il 10 con Diego in campo, pensate. «Non ti fare strani pensieri: volevo soltanto giocare con il numero di Careca», scherzò Diego. Che invece voleva far capire ai napoletani, dai dirigenti ai tifosi, che era Zola il suo erede. E Ranieri, il nuovo allenatore, chiese a Ferlaino di non insistere per acquistare Savicevic: «Abbiamo Zola, fidiamoci di lui».

Con il Napoli conquistò la Nazionale ma rischiò anche la retrocessione in B, poi nell’estate del ‘93 venne ceduto al Parma per 13 miliardi di lire. «Non ho deciso io, alla società servivano tutti quei soldi per iscriversi al campionato». E tre anni dopo, non essendovi grande feeling con Ancelotti che lo utilizzava da esterno anziché da 10, decise di fare il salto al Chelsea, dove conquistò i tifosi e lasciò un segno nella Premier in cui iniziavano ad arrivare i primi campioni. Così amato da ricevere da parte della Regina Elisabetta l’onorificenza di Ufficiale onorario dell’Ordine britannico. In quegli anni, come diceva Venditti di Pelé nella canzone “Giulio Cesare”, era Zola la Regina d’Inghilterra. È rimasto a vivere a Londra quando ha lasciato il calcio dopo aver vinto nel 2004 il campionato di serie B con il Cagliari (era l’ultimo sogno giocare con il club simbolo dalla Sardegna), e ha iniziato la carriera da allenatore. Né lunga né esaltante, ultima esperienza nel 2019 come vice di Sarri al Chelsea, vincendo l’Europa League. Poi, tanto golf e tante partite di Champions commentate in tv, prima di diventare vicepresidente della Lega Pro. Il tocco magico di Zola servirà alla nuova Federazione, che ha bisogno di uomini che amino e proteggano il calcio come lui.

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