Se nel 1776 gli Stati Uniti conquistarono l’indipendenza politica, oggi inseguono un’altra forma di affermazione: diventare una vera potenza del calcio mondiale. Nel giorno in cui l’America celebra la propria storia, la Nazionale prova a scrivere un nuovo capitolo, trasformando il sogno mondiale in qualcosa di più di una semplice suggestione.
Il 4 luglio, tra bandiere, fuochi d’artificio e orgoglio nazionale, gli Stati Uniti guardano anche al campo. Il Mondiale rappresenta una grande occasione per un Paese che da anni sta cercando di far crescere il proprio movimento calcistico e di avvicinarsi alle grandi potenze europee e sudamericane.
La Nazionale americana non vuole più essere soltanto una sorpresa o una squadra in crescita: vuole dimostrare di poter competere fino in fondo. Il calcio negli USA non è più uno sport secondario, ma un progetto sempre più ambizioso, sostenuto da investimenti, talenti emergenti e da un entusiasmo crescente.
A dimostrazione di questo ci sono i tanti campioni che hanno deciso di proseguire la propria carriera in MLS. L’ultimo di questi è Robert Lewandowski, nuovo acquisto dei Chicago Fire. Oltre a lui però ci sono ovviamente Luis Suarez, Rodrigo De Paul, Wilfried Zaha, Thomas Muller, e chiaramente, Lionel Messi.
Proprio dal 10 argentino, in forza all’Inter Miami, si può dire che è iniziato tutto: il suo arrivo in Florida ha avvicinato milioni di persone, americane e non, a seguire la Major League Soccer.
Tornando alla nazionale americana, dopo aver agevolmente superato il proprio girone da prima in classifica, battendo con facilità Paraguay (che ha eliminato la Germania) e Australia. L’unica sconfitta è arrivata nella terza giornata, ma è stata indolore poiché gli statunitensi erano già certi del passaggio del turno e del primo posto.
Ai sedicesimi di finale è stato il turno della Bosnia, superata per 2-0 grazie alle reti di Balogun (3 reti al Mondiale) e Tillman.
Il prossimo ostacolo per la nazionale a stelle e strisce è il Belgio, una squadra ostica che però spesso si lascia parecchio andare, concedendo qualche occasione pericolosa di troppo.
Se gli States dovessero battere i Diavoli Rossi, ai Quarti di finale, affronteranno una tra Portogallo e Spagna, in quella che sarebbe decisamente la sfida più complicata del cammino degli USA fino a questo punto.
Il Belgio rappresenta dunque un vero esame di maturità. Una sfida che può dire molto sulle reali ambizioni degli Stati Uniti, chiamati a confermare quanto di buono mostrato finora e a dimostrare di poter reggere il confronto anche contro una nazionale ricca di talento ed esperienza internazionale.
Nel giorno dell’Independence Day, il calcio americano sogna quindi la sua personale dichiarazione d’indipendenza. Non più soltanto spettacolo, marketing e grandi nomi arrivati dall’Europa, ma anche competitività, identità e risultati sul campo. Gli Stati Uniti vogliono trasformare il Mondiale in casa in una vetrina storica e, magari, nel punto di svolta definitivo per il movimento calcistico nazionale.
Il percorso è ancora lungo e gli ostacoli aumenteranno turno dopo turno, ma il messaggio è già chiaro: l’America non vuole più limitarsi a ospitare il grande calcio. Vuole diventarne protagonista.
A cura di Guido Russo
