De Laurentiis deve aver messo in pratica la lezione di Berlusconi prima la società, poi l’allenatore
Quel Milan ha vinto con allenatori dalle filosofie agli antipodi, da Sacchi a Capello a Zaccheroni ad Ancelotti ad Allegri... Quel Milan, e questo Napoli, hanno il punto di forza nella scelta dei collaboratori e nella costruzione della dirigenza societaria
Non c’è dubbio che il Milan, con Silvio Berlusconi presidente, abbia segnato un’epoca. Di grandi successi, e non solo. Perché quel club ha marcato una differenza anche a livello di mentalità, di programmazione, di visione. Un percorso virtuoso cominciato con Arrigo Sacchi, un maestro e un innovatore, che però ha sempre riconosciuto nella società la componente più forte e più importante. Un complimento straordinario, e sincero, da parte di un allenatore che pure è entrato nella storia per la sua capacità di sconvolgere schemi e abitudini, alla guida di un gruppo fatto di campioni. Da Baresi a Maldini, da Ancelotti a Donadoni, da Gullit a Van Basten e potremmo andare avanti all’infinito: un gruppo fantastico che, sempre secondo l’autorevole giudizio di Sacchi, non avrebbe raggiunto vette così straordinarie se non avesse avuto alle spalle una struttura fortissima.
La lezione di Berlusconi

E la lezione di Berlusconi, coadiuvato da un dirigente di primissimo ordine come Galliani, è ancora lì, evidente anche negli aspetti pratici del suo percorso. Già, perché tante volte abbiamo sentito dire che a fare la differenza è anche la “filosofia”, diciamo così, degli allenatori. Il Milan di Berlusconi e Galliani, al contrario, ha vinto gli scudetti con cinque piloti completamente differenti, all’opposto, per carattere e modo di intendere il calcio. Quel club ha vinto, anzi ha trionfato, con Arrigo Sacchi, che ha aperto la strada e ha timbrato il suo ultimo titolo con Max Allegri. Da Sacchi ad Allegri: siete ancora convinti che non si debba, anzi non si possa, cogliere il momento giusto per sfruttare la situazione giusta, indipendente dal profilo tattico dei protagonisti? Lo diciamo a chi pensa che a calcio si vinca con un gioco spettacolare e spregiudicato, perché quella è l’unica (?) strada. O, al contrario, a quelli che ritengono decisivo badare soltanto al risultato, rinunciando a velleità (?) particolari: come provare sempre ad imporsi. Da Sacchi ad Allegri, proprio il Milan di Berlusconi, ecco la lezione, ha dimostrato, anzi ha confermato, che alla base di tutto c’è sempre e soprattutto una società forte. Capace di cucirsi il tricolore sul petto – da Sacchi ad Allegri – anche con Capello, Ancelotti e Zaccheroni. Come dire che in mezzo a questo tragitto fantastico c’è davvero di tutto: la mentalità, l’equilibrio, la sintesi, la spregiudicatezza e l’attenzione.
Il Napoli di De Laurentiis

La lunga premessa serve per arrivare all’attualità. E parlare del Napoli. Del Napoli di… Qualcuno ha parlato del Napoli di Sarri, del Napoli di Spalletti, del Napoli di Conte. Mentre sempre e comunque questo è – e continua a essere – il Napoli di De Laurentiis, che evidentemente deve aver messo in pratica la lezione di Berlusconi. E cioè che gli uomini, i collaboratori, sono importantissimi. Bisogna sceglierli bravi, come faceva Berlusconi e come ha fatto De Laurentiis, aggiungendone alla lista – quando è partito l’assalto al vertice – anche altri ugualmente di livello come Mazzarri, Benitez, naturalmente Ancelotti. E – parere personale – anche Garcia, che è stato però sfortunato nel capitare nel momento più delicato. Però se i collaboratori, in questo caso gli allenatori, sono fondamentali, la forza della società – come ha illustrato plasticamente quel Milan – lo è ancora di più. È per questo che dopo aver conquistato lo scudetto con Spalletti e il suo calcio aggressivo. Dopo essersi ripetuto con Conte, un formidabile tattico e motivatore, ora il Napoli di De Laurentiis punta apertamente a vincere il terzo scudetto con l’italianista – non è certo un’offesa, anzi – Allegri. Per chiudere il cerchio con tre condottieri completamente diversi per ispirazione e tratto personale. Perché, come quel Milan, anche De Laurentiis – per tornare a oggi – sta dimostrando che non bisogna inseguire stili di gioco. Ma tutto è possibile se la società è forte e la rotta è chiara. Fonte: Gazzetta
