De Laurentiis deve aver messo in pratica la lezione di Berlusconi prima la società, poi l’allenatore

Quel Milan ha vinto con allenatori dalle filosofie agli antipodi, da Sacchi a Capello a Zaccheroni ad Ancelotti ad Allegri... Quel Milan, e questo Napoli, hanno il punto di forza nella scelta dei collaboratori e nella costruzione della dirigenza societaria

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Non c’è dubbio che il Milan, con Silvio Berlusconi presidente, abbia segnato un’epoca. Di grandi successi, e non solo. Perché quel club ha marcato una differenza anche a livello di mentalità, di programmazione, di visione. Un percorso virtuoso cominciato con Arrigo Sacchi, un maestro e un innovatore, che però ha sempre riconosciuto nella società la componente più forte e più importante. Un complimento straordinario, e sincero, da parte di un allenatore che pure è entrato nella storia per la sua capacità di sconvolgere schemi e abitudini, alla guida di un gruppo fatto di campioni. Da Baresi a Maldini, da Ancelotti a Donadoni, da Gullit a Van Basten e potremmo andare avanti all’infinito: un gruppo fantastico che, sempre secondo l’autorevole giudizio di Sacchi, non avrebbe raggiunto vette così straordinarie se non avesse avuto alle spalle una struttura fortissima.

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La lezione di Berlusconi

AC Milan president Silvio Berlusconi, right, shakes hands with coach Alberto FILE -- Zaccheroni prior to the Champions League, group H soccer match between Barcelona and AC Milan at the Milan San Siro stadium, Italy, Wednesday, October 18, 2000. A.C. Milan soccer club announced Wednesday, March 14, 2001, that Zaccheroni will be replaced by Cesare Maldini as coach of the team. (AP Photo/Luca Bruno)

E la lezione di Berlusconi, coadiuvato da un dirigente di primissimo ordine come Galliani, è ancora lì, evidente anche negli aspetti pratici del suo percorso. Già, perché tante volte abbiamo sentito dire che a fare la differenza è anche la “filosofia”, diciamo così, degli allenatori. Il Milan di Berlusconi e Galliani, al contrario, ha vinto gli scudetti con cinque piloti completamente differenti, all’opposto, per carattere e modo di intendere il calcio. Quel club ha vinto, anzi ha trionfato, con Arrigo Sacchi, che ha aperto la strada e ha timbrato il suo ultimo titolo con Max Allegri. Da Sacchi ad Allegri: siete ancora convinti che non si debba, anzi non si possa, cogliere il momento giusto per sfruttare la situazione giusta, indipendente dal profilo tattico dei protagonisti? Lo diciamo a chi pensa che a calcio si vinca con un gioco spettacolare e spregiudicato, perché quella è l’unica (?) strada. O, al contrario, a quelli che ritengono decisivo badare soltanto al risultato, rinunciando a velleità (?) particolari: come provare sempre ad imporsi. Da Sacchi ad Allegri, proprio il Milan di Berlusconi, ecco la lezione, ha dimostrato, anzi ha confermato, che alla base di tutto c’è sempre e soprattutto una società forte. Capace di cucirsi il tricolore sul petto – da Sacchi ad Allegri – anche con Capello, Ancelotti e Zaccheroni. Come dire che in mezzo a questo tragitto fantastico c’è davvero di tutto: la mentalità, l’equilibrio, la sintesi, la spregiudicatezza e l’attenzione.

Il Napoli di De Laurentiis

Le paroledelpresidente.

La lunga premessa serve per arrivare all’attualità. E parlare del Napoli. Del Napoli di… Qualcuno ha parlato del Napoli di Sarri, del Napoli di Spalletti, del Napoli di Conte. Mentre sempre e comunque questo è – e continua a essere – il Napoli di De Laurentiis, che evidentemente deve aver messo in pratica la lezione di Berlusconi. E cioè che gli uomini, i collaboratori, sono importantissimi. Bisogna sceglierli bravi, come faceva Berlusconi e come ha fatto De Laurentiis, aggiungendone alla lista – quando è partito l’assalto al vertice – anche altri ugualmente di livello come Mazzarri, Benitez, naturalmente Ancelotti. E – parere personale – anche Garcia, che è stato però sfortunato nel capitare nel momento più delicato. Però se i collaboratori, in questo caso gli allenatori, sono fondamentali, la forza della società – come ha illustrato plasticamente quel Milan – lo è ancora di più. È per questo che dopo aver conquistato lo scudetto con Spalletti e il suo calcio aggressivo. Dopo essersi ripetuto con Conte, un formidabile tattico e motivatore, ora il Napoli di De Laurentiis punta apertamente a vincere il terzo scudetto con l’italianista – non è certo un’offesa, anzi – Allegri. Per chiudere il cerchio con tre condottieri completamente diversi per ispirazione e tratto personale. Perché, come quel Milan, anche De Laurentiis – per tornare a oggi – sta dimostrando che non bisogna inseguire stili di gioco. Ma tutto è possibile se la società è forte e la rotta è chiara. Fonte: Gazzetta

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