Giovanni Malagò, da dove ripartire? – GdS

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Nella giornata di ieri il movimento calcistico italiano ha avuto la sua fumata bianca. Giovanni Malagò, con quasi il 70% dei voti a favore, è diventato il nuovo presidente della Federcalcio.

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Ci sarà da lavorare per rimettere in piedi un movimento che ha perso la retta via in maniera evidente. Nell’edizione odierna da La Gazzetta dello sport, i punti su cui dovrebbe focalizzarsi il nuovo presidente.

 

1. VERTICE CON ABODI PER IL DISGELO

Venerdì, forse ventiquattrore prima, Giovanni Malagò, fresco di nomina al vertice della Figc, e Andrea Abodi, ministro per i Giovani e lo Sport, apriranno la strada del dialogo, sincero, diretto: non è storia banale, anzi. Non lo è alla luce delle ultime curve pericolose, quelle dove l’empatia pari a zero stava sconfinando in qualcosa di più. Perché calcio e politica hanno la necessità di camminare non come se fossero linee parallele? Perché, pur nel rispetto delle prerogative, tassativamente, codificate, senza una convergenza diventerebbe molto complicato dare sostanza all’agenda della ripartenza dopo il terzo Mondiale di fila da spettatori. Lo sa Malagò, lo sa benissimo un uomo delle istituzioni come Abodi: palla, dunque, a venerdì (o giovedì) per una prima stretta di mano dentro la nuova era della Figc.

2. RIFORMA ZOLA MODELLO PER SERIE A E B

Una novità, per certi versi tanto profonda da meritarsi il pieno di attenzione e applausi. Si può sempre fare meglio, è vero. Ma ciò che ha fatto la Lega Pro di Matteo Marani e Gianfranco Zola è un punto di partenza che suona come un punto di rottura: incentivi per le società che danno fiato e spazio ai giovani è una conquista e la dimostrazione che qualcosa si muove. E, ora? Allargare l’orizzonte dalla Lega Pro alla Serie A e B sarebbe cosa buona e giusta ed è cosa a cui pensano i vertici della Figc. Tradotto: riparlando di punti di arrivo, nella stagione 2028-29, all’interno della lista settore giovanile, ogni club dovrà inserire un numero minimo di otto giocatori formati dentro la propria società, mentre dalla stagione appena conclusa i “premi” economici per l’utilizzo dei giovani proveniente dal settore giovanile arriveranno fino al 400 per cento.

3. DECRETO CRESCITA E PROVE DI BIS

C’erano, non ci sono più. Le agevolazioni fiscali del Decreto Crescita per i giocatori professionisti sono state abolite: così dal primo gennaio del 2024, da quando i club non possono più usufruire dello sconto fiscale che permetteva di tassare solo al 50 per cento dell’imponibile per gli sportivi con un reddito superiore al milione di euro. C’erano e devono tornare per una questione di competitività con il resto del pallone europeo: la richiesta di riformulare, in qualche modo, il citato Decreto Crescita è sul tavolo del nostro calcio da un bel po’. Da quando le agevolazioni sono sparite.

4. SCOMMESSE: VIA LIBERA COME SPONSOR

Qualcosa è cambiato e qualcosa va cambiato. Cosa? Lo stop alla pubblicità delle scommesse introdotto nel 2018 dal Decreto Dignità ha generato, nel tempo, i malumori dei club, quasi tutti, se non tutti. La ratio è semplice: abolire questo impedimento legislativo permetterebbe alle società di respirare in fatto di conti e, allo stesso tempo, eviterebbe azioni di aggiramento, lecite, del problema. In altri Paesi, infatti, non funziona come da noi e, alla lunga, non può che pesare quando si intrecciano i destini con avversari non italiani. Il neo-presidente Giovanni Malagò ha ricevuto la richiesta sul tema dalla Serie A, ma non solo. E nei primi approfondimenti con la “politica” non del pallone punterà l’attenzione su una partita delicata, aperta e da chiudere in una sola direzione per chi ha adesso in mano il destino dei club del nostro Paese.

5. LA NOSTRA LISTA PER GLI STADI DELL’EUROPEO 2032

Il conto alla rovescia è cominciato, siamo ai supplementari: entro il prossimo ottobre la Figc dovrà presentare all’Uefa la lista dei nostri cinque stadi per Euro 2032. Come siamo messi? Torino, l’Allianz Stadium, è in fuga, Milano non può mancare l’appuntamento, ma rischia di farlo, a Roma si pensa all’Olimpico, meno ai due, possibili, stadi di Roma e Lazio. Firenze seppur un po’ in ritardo sui lavori, si è candidata a recitare un ruolo di primissimo piano, Palermo è pronta a scattare in primissima fila come città più a sud dentro gli Europei in agenda tra sei anni. Tra le città inserite nel Piano di intervento del Dpcm Uefa ci sono anche Bari, Bologna, Cagliari, Genova, Lecce, Napoli, Salerno e Verona. Ad ottobre di quest’anno la lista, entro marzo del prossimo il via ai cantieri per non vanificare gli sforzi e non consegnare alla Turchia l’intera organizzazione dell’evento continentale.

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