De Laurentiis: “Al prossimo allenatore chiedo di avere una grande personalità, umiltà ed entusiasmo”
Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, che ora si trova negli Stati Uniti, ha parlato a tutto tondo, del Napoli, e dei Mondiali che si stanno disputando in questi giorni proprio lì, Messico e Canada. La Gazzetta dello Sport scrive: “Il presidente degli azzurri nella sua seconda casa: “A tutti i napoletani dico semplicemente che la nostra squadra resterà dove merita, in alto”
Anche da qui, dalle colline silenziose di Beverly Hills, tra i viali con le palme e le ville nascoste dietro a cancelli monumentali, si sente l’urlo del Maradona. Aurelio De Laurentiis lo ascolta nitido da questa magnifica e placida residenza losangelina, negli ultimi giorni riempita di amici e celebrities: ha visto le Finals Nba con Danny De Vito e si gode il Mondiale con il collega produttore Tarak Ben Ammar. Anche in versione americana e da cittadino onorario di Los Angeles, ADL resta soprattutto un presidente al lavoro con una precisa missione: provare a riportare subito lo scudetto al Napoli. Tornerà presto in Italia per annunciare l’arrivo di Max Allegri, ancora tabù nelle pubbliche conversazioni, e concentrarsi sul mercato, ma nel bel mezzo del Mondiale, da questo divano, può concedersi qualche riflessione generale sullo stato del nostro pallone e del suo club.
Non è stato annunciato il nuovo allenatore, anche se tutti sanno chi sarà… In ogni caso, quale caratteristiche deve avere l’uomo che siederà sulla panchina del Napoli?
“Al prossimo allenatore chiedo di avere una grande personalità, umiltà ed entusiasmo. Napoli è una società sana e forte, con una rosa alla quale non manca nulla e che se non avesse subito decine di infortuni avrebbe sicuramente lottato per lo scudetto fino alla fine”.
Dopo due anni così intensi con due trofei, come si è lasciato con Antonio Conte?
“Con Antonio c’è un rapporto di famiglia che resterà intatto nel tempo. Ripeto, la squadra è forte e resta tale”.
Vedere il Mondiale senza Italia è una pena: sintetizzando, il problema è tecnico, culturale o manageriale?
“Sento parlare della riduzione del campionato di Serie A a 18 squadre da circa 10 anni. Ho già più volte detto che oggi si gioca troppo. Non c’è il tempo sufficiente per allenare la Nazionale. Se riducessimo i campionati a 16 squadre inizieremmo già a diminuire il numero di partite dalle 380 attuali a 240, quindi 140 in meno di ora. Si avrebbero due mesi a disposizione alla fine del campionato per preparare veramente una Nazionale degna di competere ai massimi livelli. Sono sicuro che Malagò sarà la persona giusta al posto giusto e saprà anche risolvere i vari problemi che affliggono la serie A, nonché trovare soluzioni per gli azzurri”.
Per chiudere, dopo tanti anni da presidente, qual è adesso la sua vera missione?
“I prossimi anni li dovrò dedicare a risolvere due problemi importanti: stadio di proprietà e centro sportivo. Due problemi che mi impegneranno completamente nel prossimo futuro. Quando penso al Napoli, penso però al colore più bello, quel colore azzurro che congiunge all’orizzonte mare e cielo facendoli diventare una inimitabile immensità”.
