Il calcio torna ai tifosi? La petizione degli Ultras arriva in Senato!
Il movimento Ultras italiano ha deciso di alzare la voce lo scorso marzo. Uniti, compatti come non mai e oltre ogni rivalità, i tifosi di tutta la penisola hanno dato forma ad una petizione per cambiare la rotta.
Mercoledì 17 giugno, i tifosi sono tornati “in trasferta” consegnando ufficialmente in Senato le migliaia di firme raccolte per un calcio giusto e popolare. A sostenere la consegna a Roma, erano presenti le delegazioni di diverse tifoserie italiane. Nel silenzio assordante delle istituzioni, le comunità si muovono. Perchè il calcio, prima di essere un business o una questione di ordine pubblico, è, e deve tornare ad essere, un bene comune.
Le richieste presentate sono raggruppate in 7 punti principali, illustrate qui.
La conferenza stampa al Senato è stata promossa dal Senatore Antonio De Poli insieme all’avvocato Giovanni Adami, che ha illustrato il documento ricordando come, in altri paesi europei, la maggior parte dei punti della petizione sia già in vigore e, di conseguenza, fattibile anche in Italia.
La raccolta firme è nata dal basso, senza sponsor o strutture di partito. Nonostante lo scetticismo iniziale, il risultato finale recita 141.653 firme. Una marea. Una risposta secca da parte del movimento italiano che non racchiude solo gli ultras, ma anche tutte quelle famiglie e quei tifosi ‘normali’ che con la curva non hanno niente a che vedere.
Le firme arrivano da oltre 120 tifoserie sparse in tutta Italia, tante sono, purtroppo, le big assenti:
Acerra Acireale, Afragola, Altamura, Ancona, Andria, Angri, Arezzo, Ascoli, Atalanta, Avellino, Avigliano, Aversa, Bari, Barletta, Bassano calcio e hockey, Benevento, Biella, Bisceglie, Bitonto, Bologna, Bolzano calcio e hockey, Südtirol, Borgosesia, Brescia, Brindisi, Brusciano, Caivano, Campobasso, Canicattì, Canosa, Cappella, Monte di Procida, Carpi, Carrara, Casalbordino, Casal Monferrato, Casalnuovo, Casarano, Caserta, Castelfidardo, Castellammare di Stabia, Castel San Giorgio, Catania, Cava de’ Tirreni, Cerignola, Cervinara, Cesena, Chieti, Cimitile, Cittadella, Como, Corato, Corigliano, Cosenza, Cremona, Crotone, Eboli, Empoli, Entella, Fanfulla, Fano, Fasano, Fermana, Fermignano, Ferrandina, Fiorentina, Foggia, Foligno, Francavilla al Mare, Francavilla Fontana, Gallipoli, Gela, Genzano di Lucania, Giana Erminio, Giarre, Giugliano, Giulianova, Gragnano, Gravina, Grosseto, Grottaglie, Guglionesi, Imperia, Ischia, Isernia, Jesi, Lanciano, Larino, Lavello, Locorotondo, Macerata, Magenta Magile, Manduria, Manfredonia, Mantova, Matera, Massafra Melfi, Mercato San Severino, Mestre, Messina, Milazzo, Modena, Modica, Molfetta, Monopoli, Monte Celio, Montescaglioso, Montevarchi, Monza, Mosciano, Napoli, Napoli basket, Napoli futsal, Nola, Notaresco, Novara, Osimo, Ostuni, Ottaviano, Padova, Pagani, Palazzolo, Palermo, Parma, Perugia, Pescara, Pesaro, Pianella, Piacenza, Pistoiese, Poggibonsi, Pompei, Pontedera, Pordenone, Portici, Praia, Prato, Pro Patria, Pro Sesto, Pro Vercelli, Qualiano Quarto, Ragusa, Ravenna, Reggiana, Reggio Calabria, Rocca Piemonte, Salerno, Salò, San Biagio, Sampdoria, San Benedetto del Tronto, San Gennaro vesuviano, San Lorenzo in campo, Sanremo, San Salvo, Santa Maria la carità, Sant’Egidio la vibrata, Sangiovannese, Sarno, Sassuolo, Savona, Scafati, Senigallia, Sestri Levante, Siano, Siracusa, Sorrento, SPAL, Spinazzola, Taranto, Taurisano Ternana, Terzigno, Tolentino, Torres, Torre Annunziata, Trapani, Trani, Trebisacce, Trepuzzi, Trento, Trieste, Tricase, Udine, Vasto, Venafro, Venezia e Vicenza.
In tre mesi le curve hanno raccolto un quantitativo di firme “certificate” enorme, con l’obiettivo di indurre una profonda riflessione su come introdurre correzioni alle stringenti norme repressive vigenti che limitano libertà e diritti dei tifosi.

Il passaggio istituzionale a Palazzo Madama
I destinatari della petizione sono tutti gli organismi che governano il calcio italiano: dalla Figc alle leghe professionistiche di Serie A, B e C, fino alla Lega Nazionale Dilettanti.
Con la notifica del protocollo n. 5437/S del 17 giugno 2026, il Senato della Repubblica ha formalmente assegnato l’istanza (identificata con il numero 1801) alla 7ª Commissione Permanente (Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport). La petizione cessa dunque di essere una semplice raccolta firme per configurarsi come un documento parlamentare che la Commissione ha l’obbligo, ai sensi del Regolamento del Senato, di esaminare.

Per una volta, dopo tanti anni, in Senato si parla di tifosi: di quelli che oggettivamente il calcio lo vivono e, soprattutto, lo animano. Si è parlato di uno sport trasformato in un prodotto da vendere, con la consapevolezza che questo processo non si può azzerare, ma con la certezza che sia possibile venirsi incontro. Oltre centoquaranta mila persone hanno detto basta, stanche di essere vittime di un sistema ormai al collasso. I tifosi non chiedono privilegi, ma diritti: la possibilità di continuare a vivere il calcio come fenomeno sociale e popolare.
Le voci dal Senato
Senatore Antonio De Poli: “Il calcio è spettacolo, ma prima di tutto comunità e contesto sociale. L’obiettivo della petizione è quello di portare al centro il valore sociale non solo del calcio, ma di tutto lo sport, come sancito anche dalla nostra Costituzione”.
Senatrice Erika Stefani: “Quello che dovrebbe essere uno spettacolo e un’occasione di comunità rischia di essere smantellato da normative rigorose con effetti paradossali. La tifoseria è una cosa bella, il tifo serve non solo alle squadre, ma anche a tutti noi. Le curve, se fatte bene, sono bellissimi punti di aggregazione”.
Onorevole Riccardo Molinari: “Poniamo l’attenzione della politica su un tema non solo sportivo, ma anche culturale, identitario e sociale del nostro Paese. Il nostro sistema calcio è evidente che non funzioni: in un calcio che si commercializza sempre di più, abbiamo preso tutto il negativo degli altri modelli europei senza la parte positiva, ossia l’attenzione per i tifosi. I punti della petizione sono pienamente condivisibili, ma bisogna capire come coniugare alcuni aspetti con le regole del mercato”.
L’avvocato Adami ha poi spiegato come l’iniziativa abbia preso forma:
“È stato scelto uno strumento di democrazia diretta e popolare, facilmente accessibile ma formalmente serio, richiamando l’art. 50 della Costituzione”.
Tra gli interventi, l’avvocato Antonio Radaelli ha sottolineato il paradosso italiano:
“Il modello di tifo italiano viene preso a esempio all’estero, mentre viene fatto morire nel suo Paese d’origine. In questi anni si è parlato tanto di ammodernamento, ascoltando tutti tranne i tifosi. Chi va allo stadio, chi rende possibile lo spettacolo e affronta le trasferte non è stato considerato parte dei progetti. Dopo vent’anni in cui si parla ‘dei’ tifosi, è arrivato il momento di parlare ‘con’ i tifosi”.
Il Senatore De Poli e l’avvocato Adami concludono con una riflessione:
“Il calcio è un’industria, è marketing, è un punto di riferimento. Tuttavia, è il gesto tecnico unito alla reazione gioiosa o disperata dei tifosi che lo rende lo sport più bello del mondo: questa è la chiave della nostra petizione. Grazie a tutti e in bocca al lupo al calcio, perché ne ha davvero bisogno, soprattutto quello italiano”.
Cosa succede adesso?
L’iter prevede ora che la 7ª Commissione valuti l’istanza attraverso la nomina di un relatore. Quest’ultimo approfondirà le proposte per determinare se procedere con le audizioni dei rappresentanti dei tifosi o con una trasmissione formale agli organi di Governo per sollecitare mirati interventi normativi.
I tifosi hanno passato la palla: adesso il futuro del calcio italiano è in mano al Senato.
