Mondiali 2026 – Messi calciatore del secolo, un triplete nella presenza n° 200. Travolta l’Algeria (3-0)

Messi fa la storia! Tripletta in Argentina-Algeria e aggancia Klose nella classifica dei bomber mondiali

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Show della Pulce a Kansas City alla presenza numero 200 con l’Albiceleste. Crolla la nazionale africana, tradita dalle gravi incertezze del portiere Luca Zidane, figlio di Zizou, sotto gli occhi del padre in tribuna.

 

 

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Non ci sono parole, solo emozioni. Messi afferra lo scettro e lo sventola con forza davanti ai sudditi. Altro che abdicazione. Uno, due, tre gol alla partita numero 200 con la nazionale argentina. È già aggancio a Klose in testa alla classifica di sempre delle reti mondiali (16). L’esordio è da impazzire: l’America è già ai piedi del piccolo grande profeta, che travolge l’Algeria e ricorda alla concorrenza che il titolo di campione in carica è suo. E che sarà molto difficile toglierlo a lui e all’Argentina. Prepariamoci a un duello appassionante: due gol aveva fatto Mbappé contro il Senegal, tre ne ha segnati Leo con una fantastica e immediata replica. Il girovago Infantino ride e applaude dalla tribuna, pregustando un faccia a faccia simile a quello del Qatar. A proposito di record, Messi ha battuto anche il mitico camerunense Milla per aver segnato una marcatura multipla a quasi 39 anni. Ma questo sorprende meno: per quanto si è visto a Kansas City, l’età è una verità che si può ancora ingannare. Il trasferimento a Miami, in un campionato poco stressante, è stata la scelta che può allungare la carriera di Messi esaltando ancora a lungo i connazionali: ce n’erano 20.000 a omaggiarlo e venerarlo in Missouri. Diego è ancora presente nella memoria e nel cuore di tutti. Ma Leo è riuscito ad anestetizzare il melodramma di un passato che non può tornare. Certo deve ringraziare anche il figlio di Zinedine Zidane, inadeguato portiere dell’Algeria, per non aver opposto resistenza sotto gli occhi del padre in tribuna: l’unica parata è arrivata sul 2-0. Però gli errori sono sempre parte del pacchetto che comprende il talento.

 

Incontenibile

Il monologo è trionfale, già dai primi minuti. Nemmeno il tempo di commuoversi per l’inno e gli argentini si accendono per il primo tiro azzeccato del loro capitano, ben servito da Lautaro che Scaloni ha preferito inizialmente ad Alvarez. Ma è fuorigioco di una spalla, il sorriso sornione di Leo diventa subito una smorfia. Ritornerà a breve. Intanto un brivido vero è prodotto dall’Algeria grazie all’altro numero 10, Chaibi dell’Eintracht, che affetta la difesa avversaria e segna. Stavolta gli arbitri di campo convalidano mentre il Var cancella tutto: è fuorigioco, anche qui di un lembo di stoffa. Dopo 8 minuti il pubblico americano, amante delle emozioni forti e dei colpi di scena, ha già visto due gol. Annullate, d’accordo, ma sempre utili a gonfiare le reti e le vene. Infantino il girovago dalla tribuna osserva compiaciuto. Quello che i tifosi neutrali ancora non sanno è che Messi di lasciare andare via Mbappé, autore di una doppietta contro il Senegal, non ha alcuna voglia. E così, allo scoccare del 17’, Leo si abbassa a centrocampo per indicare la strada ai compagni e poi sfrutta a dovere la palla verticale di De Paul. Nella circostanza lo aiuta la presa molle di Luca Zidane, figlio di Zinedine, al debutto mondiale al cospetto del giocatore più atteso. Povero, ha giocato con la maschera per proteggere la mascella fratturata pochi mesi fa e forse non è stato veloce a capire dove sarebbe stato indirizzato il tiro. O forse più semplicemente è stato vittima della sindrome di Stendhal, irrigidendosi davanti all’arte dell’illustre pittore.

Controllo imperfetto

Come spesso capita in queste partite, il gol che spezza l’equilibrio è il principale problema. Il seguito è soprattutto controllo, in attesa dell’occasione per allungare. Però l’Argentina, disegnata con il solito 4-3-2-1 elastico che permette di mantenere stabilità difensiva, sonnecchia e concede. E l’Algeria di Petkovic, che di Scaloni è stato maestro ai tempi della Lazio, si adatta al ritmo dei Campioni con l’obiettivo di restare attaccata nel punteggio. Pressa poco, copre i varchi, annusa ripartenze. Prima dell’intervallo due volte Chaibi, sempre lui, riesce in effetti a divincolarsi dalle attenzioni dei difensori. Per sua sfortuna i tiri non preoccupano il Dibu Martinez, completamente recuperato dall’infortunio al dito.

Parte seconda

La ripresa si apre con un guizzo di Lautaro, sul quale Zidane junior è attento. È l’ultima giocata della partita per il capitano dell’Inter che lascia il posto a Julian Alvarez. Scaloni cambia anche Almada, molto lontano dalla nomea di erede di Di Maria, con Nico Gonzalez. E ha già tolto durante la pausa Montiel inserendo Molina sulla fascia destra. È evidente che l’Argentina, forse ricordando il terribile esordio contro l’Arabia in Qatar, sia vagamente intimorita. Ma basta un’altra combinazione benevola, la respinta indecente di Zidane sul tiro di Mac Allister, per consentire a Messi di chiudere il discorso nell’area piccola. La partita non esiste più, è rimasto solo lo spettacolo solista della Pulce. Che non si ferma: Leo ha fretta di raggiungere Klose e celebra la tripletta, la prima in un Mondiale, al minuto 76 con un fendente angolato. Gli argentini si alzano in piedi, estasiati, e noi con loro.

Fonte: Gazzetta

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