Oggi su CRC, radio partner della SSC Napoli, nel corso della trasmissione “A Pranzo con Chiariello” è intervenuto Massimo Cellino, il quale ha parlato di Napoli e di calciomercato.
Queste le sue dichiarazioni:
“Più grande Messi o Maradona? Maradona è uno e basta. Non si discute.
Nel 2006 il nostro calcio viveva un momento imbarazzante. Venivamo da un momento bellissimo come quello della vittoria del Mondiale degli uomini di Marcello Lippi. Quel trofeo, però, lo vinsero i calciatori mentre il calcio in Italia stava andando alla deriva. A quel punto io ho dovuto ricoprire il ruolo di Presidente ad interim della FIGC poiché non c’era nessuno che poteva farlo ed io ero l’unico. Sono stato cinque anni nel consiglio federale della FIGC.
Carte bruciate? C’erano dei documenti che certificano che un funzionario legale della Lega Serie A ricattava parecchie società poiché avevano commesso delle irregolarità formali come l’iscrizione al campionato o il pagamento delle tasse. Io mi trovai nelle mani questo dossier e file dove c’erano un sacco di cartelle. La mia non c’era poiché ero abbastanza corretto. Quelle cartelle contenevano tutte cose che poteva destare fastidio alle società. Io allontanai questa persona per altri motivi e tutti i dipendenti della Lega furono felici.
Ho sempre valutato Massimiliano Allegri per come gestiva la squadra e per come allenava. Io non sono un allenatore, sono un Presidente. Infatti, seguivo tutti gli allenamenti, le vicissitudini e tutti i problemi che avevamo. Quando Allegri arrivò sulla panchina del Cagliari prese il posto di un allenatore che l’anno precedente ci aveva salvato all’ultima giornata e ci aveva portato in Serie A. Infatti, eravamo molto legati a lui.
Noi non vincevamo le partite per delle casualità poiché la squadra giocava bene ed era allenata benissimo. Io vedevo la squadra un po’ restia. Dopo la sesta partita che giocammo contro il Milan che pareggiamo e potevamo vincerla, tutti dissero che doveva essere mandato via mentre io, invece, gli allungai il contratto di cinque anni. A quel punto lui mi chiese: “Presidente, chi avverte la stampa? Io o lei?”. Io gli risposi: “E perché devo avvertire la stampa?”. Lui mi chiese a quel punto del perché gli feci il contratto. Io gli risposi che in questo modo qualora iniziasse a vincere e mi chiedeva il triplo, si teneva quel contratto e andava avanti così. La giornata successiva vinse a Torino 1 a 0 con un gol di Acquafresca e fece 7-8 vittorie di fila.
Allegri fa gli interessi della società, gli dai dei giocatori, non si lamenta, li allena e cerca di tirare il massimo da loro. Ci sono pochi allenatori in circolazione che vedono il calcio come lo vede lui. Deve essere concentrato, non essere distratto e la società gli deve stare vicino. L’occhio per il calcio e la professionalità di Allegri l’ho riscontrata in pochissimi allenatori.
Gli scudetti del Napoli sono di una ricchezza più grossa di quelli vinti dalla Juventus, Milan e Inter. Per i napoletani, il Napoli non è una squadra, è tutto. Allegri sa che responsabilità abbia a Napoli e che passione ci mettono i napoletani. Non credo sia andato lì per guadagnare 100 mila euro in più. Allegri è andato lì per affrontare una sfida sicuramente e farà bene.
Ho sentito Massimiliano prima che venisse a Napoli. Se è venuto a Napoli è perché crede in se stesso. Non dimentichiamo che aveva 3 anni di contratto con il Real Madrid ma preferì restare alla Juventus. Prima di Milan-Cagliari l’ho sentito, dicendogli che non poteva lasciare i rossoneri fuori dalla Champions League, che avrebbe fatto una brutta figura, lui mi diede ragione dicendomi però che si sentiva lasciato solo dalla società. Probabilmente aveva già la testa lontano da Milano.
Aneddoti su De Laurentiis? Con me è sempre stata una cara persona, il giorno del mio compleanno mi fece la torta con le sue mani. Aurelio è un uomo molto passionale, che vive intensamente il calcio.
Io anti-Napoli? No, ma ho due brutti ricordi. Una volta venimmo qui a giocare una partita in campo neutro contro il Piacenza, scelsi io Napoli. Ci trovammo una città contro, poiché l’allenatore del Piacenza l’anno dopo sarebbe diventato il nuovo allenatore del Napoli e dunque ci trattarono male. Una volta invece giocavamo a Cagliari per salvarci contro il Napoli, loro segnarono per primi ed alcuni tifosi partenopei si girarono verso di me, urlando Serie B, ci rimasi male. Io comprai il Cagliari con dei soci napoletani, con il mio mentore Franco Ambrosio, grande tifoso del Napoli.
Lavezzi lo trattai io, Marino mi chiese come fosse come giocatore e gli dissi che non avevo voluto dargli 4 milioni, allora lui ne offrì 8 e me lo fregò (ride ndr)”.
