Un campo estivo giovanile senza smartphone, gli organizzatori: “All’inizio una tragedia poi se ne dimenticano”
(Adnkronos) – Niente smartphone durante il campo estivo per un totale di sette giorni senza schermi digitali. È la regola di Joy, il progetto promosso da Sport senza frontiere. L’iniziativa nasce nel 2017 con lo scopo di garantire con attività sportive ed educative il benessere per i minori, soprattutto quelli che si trovano in situazioni di fragilità sociale, così da invertire l’emergenza educativa e relazionale nelle nuove generazioni. Secondo il ministero dell’Istruzione, infatti, oltre il 25% degli adolescenti italiani fa un uso improprio del telefono mettendo così a rischio il loro ciclo del sonno, la concentrazione e i rapporti sociali nel mondo reale. “Il primo giorno al Joy summer camp raccogliamo tutti i cellulari dei ragazzi, non li potranno usare per tutta la settimana del campo estivo”, dice all’Adnkronos Giuseppe Storino, psicologo di Sport senza frontiere che negli anni ha coordinato il progetto Joy raccontando di aver assistito a “scena quasi tragiche tra i ragazzi. C’è chi manda gli ultimi messaggi agli amici e chi saluta il telefono come se fosse un proprio caro”.
Basta però offrire ai giovani delle attività sportive e di socialità per vedere i primi cambiamenti. “Riconsegniamo i telefoni per mezz’ora al giorno così da far parlare i ragazzi con i genitori. Il primo giorno fanno il conto alla rovescia per aspettare quell’orario, poi in realtà alla fine della settimana nemmeno ci fanno caso, siamo noi a ricordarglielo. Sono talmente presi a fare altro, a divertirsi tra di loro che neanche si rendono conto che è arrivato l’orario della distribuzione dei cellulari”, spiega Storino. Ogni ragazzo affronta l’esperimento in maniera differente e con tempi individuali, ma si nota una tendenza in base alle fasce d’età. Il progetto Joy, infatti, si rivolge gratuitamente ai giovani dai 4 ai 16 anni. “I più piccoli sono quelli che tendono ad adattarsi più rapidamente, perché utilizzano i cellulari per giocare e visto che le attività ludiche qui non mancano il problema si risolve rapidamente”, ha raccontato lo psicologo. La vera sfida è l’approccio con i giovani adolescenti tra i 13 e 17 anni. “Hanno più difficoltà all’inizio perché per loro il telefono è uno strumento identitario e soprattutto un modo per relazionarsi. È proprio questa fascia che comprende in primis i benefici del progetto a fine settimana”.
Non soltanto attività sportive, ma anche ludiche e improntate a stimolare l’espressione dei ragazzi che “vengono da contesti diversi e probabilmente non si sarebbero mai incontrati senza questo progetto”. Joy, infatti, accoglie giovani provenienti da ambienti di fragilità economica e sociale, ma anche da contesti di guerra, dall’Ucraina a Gaza. “Abbiamo deciso di sviluppare il tema della pace quest’anno. Le riflessioni saranno su un tema quindi molto delicato”, prosegue Storino, spiegando che il campo culminerà con una rappresentazione teatrale “per permettere a tutti, dal più timido al più estroverso, di esprimersi”.
—
cronaca
[email protected] (Web Info)
