Giovanni Di Lorenzo ha cominciato a realizzare le sue ambizioni dopo aver smesso di essere ambizioso: a 26 anni è approdato al Napoli, alla corte di Ancelotti, scoprendo la gioia della lotta per lo scudetto e delle notti di Champions. Dopo Insigne, ha preso lui la fascia da capitano. È stato il capitano dello scudetto di Spalletti e di quello di Conte, ma anche il capitano del disastroso decimo posto con Mazzarri e Calzona al posto di Garcia. Dal 2019 lui c’è sempre. Nel bene e nel male. Ha avuto una sola tentazione, due estati fa: colpa di quei fischi di rabbia del Maradona, di quelle allusioni per aver saltato una gara a Firenze.
Se non fosse stato per Conte e De Laurentiis che puntarono i piedi, ora starebbe alla Juventus. Invece il destino ha detto che Di Lorenzo sarà il capitano anche del Napoli di Allegri. E ha deciso di pronunciare una splendida frase: «Per sempre sì». Vero, vuole il rinnovo fino al 2029, il prolungamento di un’altra stagione e dire poi addio. Non è una questione di cifre, vuole la firma per la vita, l’ultima maglia quella del Napoli: tra tre anni avrà 36 anni (festeggia il compleanno ad agosto) e sarà pronto per smettere. La trattativa sarà rapida, perché De Laurentiis non intende opporsi al desiderio del suo capitano di allungare di un’altra stagione la sua permanenza in azzurro.
FEDELISSIMO
Nel 2029, Di Lorenzo sarà a quota 10 stagioni con il Napoli. Non male per chi ha avuto una gavetta senza fine tra Reggina, Matera ed Empoli. La prova vivente che i sogni possono diventare realtà. Una esplosione che ricorda quella di Vergara: anche lui ha mostrato tutto il suo talento a 25 anni. Con il Napoli sono 305 presenze (e 20 gol) e con il Napoli arriva anche la Nazionale: con l’Italia esordisce nell’ottobre del ‘19, con Mancini ct. Ha 26 anni. Diventerà un intoccabile, anche se il destino, cinico e baro, lo manderà ko alla vigilia di quelle che diventeranno le due caporetto dell’Italia: i match con la Macedonia del Nord (marzo 2022) e quella con la Bosnia (tre mesi fa). Di Lorenzo si sente un giocatore bandiera in un calcio che non conosce più le bandiere. Simboli di storia e agguati di memoria. Indicano la strada e la fanno perdere. Di Lorenzo no: sa sempre stare al posto giusto, parla se c’è da parlare, mai una polemica. Sono organi che crescono a dismisura all’interno del corpo, e poi un brutto giorno scoppiano. Fonte: Il Mattino
