Mondiali 2026, anche KDB tra i controlli USA! – X
Il prossimo Campionato del Mondo inizia a far parlare di se ancor prima di iniziare.
Fanno discutere discutere le immagini che arrivano dagli Stati Uniti d’America per via delle fitte perquisizioni che stanno ricevendo gli addetti ai lavori, nessuno escluso!
Come riportato dall’account ufficiale della Coppa su X, anche il campione del Napoli ha subito diversi controlli una volta atterrato in aeroporto con la sua Nazionale. Immortalato seduto su una sedia appena sceso dall’aereo, con un metal detector passato anche intorno alle sue scarpe.
Nel link sottostante, la foto del centrocampista azzurro:
Alle altre squadre non è andata diversamente!
Come l’ex stella del Manchester City anche suoi compagni di squadra, ritratti immobili, con braccia larghe e controllati in ogni parte del corpo. Controlli molto rigidi, che negli Usa sembrano però ormai diventati una pratica comune.
Lo stesso trattamento infatti, è stato riservato al Senegal e all’ex pallone d’oro, Fabio Cannavaro con la sua nazionale, l’Uzbekistan, che si è vista anche i cani antidroga in pista!
Ma come riportato da Sport Mediaset, il vero caso è esploso intorno al fischietto Omar Artan, arbitro somalo designato dalla Fifa per arbitrare delle partite ai prossimi Mondiali. Al fischietto 34enne, eletto miglior arbitro africano del 2025, non è stato concesso il visto per entrare negli Usa, dopo un interrogatorio lungo undici ore e il possesso di un passaporto diplomatico.
Aymen Hussein, bomber dell’Iraq è stato ascoltato 7 ore dalla polizia di Chicago, l’attaccante ha polemizzato raccogliendo la vicinanza dei social: “Perché ospitare il Mondiale se si è così ostile con i giocatori stranieri?”.
Tala Salah, fotografo ufficiale della nazionale irachena, interrogato per circa dodici ore, al termine delle quali si è visto negare definitivamente l’ingresso negli Stati Uniti. L’Iraq parteciperà al Mondiale senza il suo fotografo ufficiale.
L’Iran ha dovuto spostare la sede del ritiro in Messico e potrà entrare negli Stati Uniti solo per disputare le singole partite.
La posizione della Fifa!
In tutta questa serie di episodi, la risposta della FIFA è stata invariabilmente la stessa: una scrollata di spalle istituzionale. “La FIFA non è coinvolta nei processi di immigrazione del Paese ospitante, comprese le procedure di rilascio dei visti. È il governo ospitante a determinare chi riceve il visto e chi viene ammesso nel Paese.”
Seppur, nel lontano 2017, lo stesso Presidente Infantino sosteneva: “ Le squadre qualificate devono avere accesso al paese organizzatore, altrimenti non può esserci un Mondiale, è ovvio.”
Dichiarazioni che lette adesso, alla luce di ciò che sta accadendo, sembrano esser invecchiate male.
Il Mondiale 2026 è il più grande della storia: 48 nazionali, tre nazioni ospitanti (USA, Canada, Messico), 104 partite. Nelle intenzioni dichiarate, una celebrazione del calcio come linguaggio universale. Nella realtà che si sta dispiegando in questi giorni, è qualcosa di molto diverso.
Nessuno mette in discussione il diritto di un Paese sovrano di garantire la sicurezza. Ma assegnare un torneo mondiale a un Paese che poi applica ai suoi partecipanti il proprio travel ban è una contraddizione che la FIFA non può continuare a ignorare con il silenzio.
Il calcio è nato popolare. Della gente, per la gente, uno sport che abbatte i confini. Un mondiale dovrebbe essere esattamente quello: aggregazione, incontro, celebrazione di culture diverse attorno a un pallone. Queste vicende rischiano di far passare questa edizione come quella in cui il passaporto conta più del talento.
