Se i dirigenti del calcio italiano pensassero a valorizzare il talento indigeno, piuttosto che reclutare in giro per l’Europa vecchi campioni o stranieri di scarso livello, non saremmo caduti così in basso: è l’analisi che si può leggere sulle pagine del Corriere dello Sport di quest’oggi in merito all’amichevole che questa sera vedrà protagonista l’Italia del ct ad interim Silvio Baldini contro Lussemburgo, prima uscita dalla fatale notte di Zenica dello scorso 31 marzo.
Basta dare un’occhiata ai convocati per rendersene conto. Il Borussia Dortmund (Inacio, Mane, Reggiani), il Borussia M. (Chiarodia) e il Burnley (Koleosho) ci hanno portato via promesse che forse non si affacceranno mai in Serie A. Altri sono poco conosciuti perché giocano in B. Forse tra qualche mese il prezzo di Dagasso, mezzala del Venezia, o di Faticanti, centrocampista della Juve Next Gen, schizzerà verso l’alto. Non è bastata la Macedonia, quattro anni fa, per svegliarci. Gravina, dimissionario e reggente sino al 22 giugno, tante volte ha lanciato l’allarme, inascoltato. I giovani ci sono, basterebbe farli giocare. Brunelli, segretario generale, accompagnerà la Giovane Italia guidata da Antognoni, campione del mondo nel 1982 e capodelegazione dell’Under 21.

Baldini, lanciatissimo verso l’Europeo di categoria del 2027 e convinto di strappare la qualificazione alle Olimpiadi di Los Angeles, ha preteso di lavorare con il suo gruppo. Pisilli e Palestra (stasera indisponibile) ne hanno fatto parte sino a novembre. Si è aggiunto Pio Esposito, il centravanti del prossimo decennio azzurro. Donnarumma, il capitano, non è voluto mancare. Quattro pilastri dell’Italia che il futuro ct battezzerà a fine settembre in Nations. Per il resto solo debuttanti, alcuni di nome. Ahanor, Bartesaghi e Ndour si sono rivelati nell’ultimo campionato. Buone sensazioni: 4-3-3 a trazione anteriore, questi ragazzi hanno segnato tanto con l’Under 21, possiedono il talento per mettere in crisi il Lussemburgo (98° posto nella classifica Fifa) e tenere testa alla Grecia (47ª). C’è chi reclamava qualche fuoriquota in più (da Scalvini a Ricci, passando per Coppola e Ruggeri) per allestire una Nazionale più solida. La polemica, basata sul ranking, non tiene. Lo stesso ranking non ha impedito a Infantino di iscrivere solo 16 europee al primo Mondiale a 48 squadre e non ci ha consentito il 31 marzo di giocare in casa la finale con la Bosnia. La Giovane Italia ha un compito assai più nobile: divertirsi e regalarci 90 minuti di spensieratezza, squarciando l’azzurro tenebra in cui siamo precipitati.
