Modric con stile e De Bruyne con uno sfogo contro Conte, hanno lasciato intendere che la loro esperienza nel campionato italiano è terminata
Quando i fenomeni arrivano, vedono la Serie A e... se ne vanno
E così, senza farlo in maniera esplicita, due grandi campioni hanno in pratica annunciato il loro addio all’Italia. Modric ha parlato con affetto del Milan, dell’importanza di questa sua avventura rossonera, del legame che si è instaurato con i tifosi, ma nelle sue parole si poteva anche leggere, con chiarezza, il saluto anticipato all’ambiente rossonero. Non c’entra il suo rapporto con l’allenatore con cui, anzi, è riuscito a farsi capire, ricambiando stima e fiducia. Nel frattempo proprio Allegri ha preso direzione Napoli, dove – con molto più veleno – De Bruyne ha raccontato del suo rapporto turbolento con Conte, criticando anche il suo calcio, ritenuto non abbastanza spregiudicato e lasciando un interrogativo sul futuro. Ma tutto fa pensare che anche per lui la storia in Italia sia finita qui. Al punto che proprio Allegri, una sorta di filo di congiuzione tra i due, sarebbe felice di accogliere al suo posto – con evidenti differenze tecniche – Rabiot.
Capitolo futuro

Insomma, con toni completamente diversi, Modric e De Bruyne dopo appena un anno – con motivazioni e stili all’opposto, stanno preparando nuovamente la valigia. Il primo, probabilmente, per avviare anche una carriera da tecnico, anche se – a dire la verità – allenatore in campo lo è sempre stato, per la naturalezza e la predisposizione a guidare i compagni, farsi portavoce dei suggerimenti che arrivavano dalla panchina. L’altro andrà a caccia di un altro ingaggio e, seguendo le sue parole, anche di una rivincita. Per dimostrare che i suoi problemi di questa stagione sono stati esclusivamente di natura tattica. E’ davvero così? Lo scopriremo presto, anche se resta difficile pensare che un grande allenatore come Conte abbia rappresentato un freno. Forse la stessa cosa, rovesciando il discorso, potrebbe dirla proprio Conte: non era De Bruyne a dover garantire un’ulteriore salto di qualità alla squadra Campione d’Italia? Il futuro ci dirà. Nel frattempo però resta da chiedersi se operazioni di questo tipo, grandi campioni all’ultimo o penultimo giro delle loro carriere, finiscano davvero per rappresentare un’opportunità per chi decide di sfruttare rapporti logori con i precedenti club. Dove hanno dato il massimo, forse tutto, e per loro non c’è più spazio. Ora è chiaro che le storie sono diverse, anzi che ogni storia ha i suoi vantaggi e le sue complicazioni, e soprattutto che sono gli stessi protagonisti a determinarle. Però di tutto questo resta soprattutto il carico di speranza, forse di suggestione, che si sono portati dietro, nella speranza di rivedere in loro i campioni al massimo delle loro potenzialità, aspirazioni e in qualche caso anche al massimo della loro disponibilità a mettersi al servizio degli altri.
Guardare avanti o indietro?

E allora, anche se il livello del nostro campionato – è inevitabile dircelo – finisca spesso per dare una chance finale a chi si è già speso completamente in altri Paesi, storie così insegnano che nel calcio non bisogna mai smettere di costruire, di programmare, di andare al di là della soluzione facile. Le grandi squadre ci costruiscono da un’intelaiatura solida in cui innestare ogni volta un paio di pedine, che però danno il senso della voglia di crescere negli anni. Un campione a fine carriera può essere un’occasione, più ancora che un’opportunità, se tutto questo si innesta in un processo di crescita costante. Ma rischia di essere un freno, o addirittura un “problema”, di carattere tecnico o tattico, se le aspettative non sono chiare. Provocando, come nel caso di De Bruyne, addirittura un rapporto irrisolto. Restano, in questi casi, le parole dolci all’arrivo e quelle più velenose alla partenza. Un anno molto costoso, non solo in termini economici. Non è meglio, ma questa è una vecchia querelle, guardare al futuro, a quello che può dare un giocatore, e non al suo passato? Fonte: Gazzetta
