Amarcord – Allegri a Napoli, quasi trent’anni fa. Gli schemi coi bicchieri e tanto altro

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Max è già stato a Napoli nella stagione 1997-98. Un’annata sfortunata, conclusa con la retrocessione in B. I suoi ex compagni ricordano: “Era già allenatore in campo, si divertiva, aveva un bel sinistro, sapeva quando c’era da essere serio e quando no. Poi Galeone fu esonerato e lui con Montefusco non si prese…

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Napoli, maggio 1998. In una pizzeria del centro, seduti fuori, ci sono cinque o sei ragazzi che discutono animatamente. Si parla di tattica. Loro di mestiere fanno i calciatori, giocano nel Napoli e in quel momento si trovano in piena lotta salvezza, con un piede nella fossa. Nel gruppetto ce ne è uno particolarmente agitato, muove bicchieri e posate come fossero pedine sulla lavagna in spogliatoio. Si chiama Massimiliano Allegri, fa il centrocampista, ma studia già da allenatore. “Non stava fermo un attimo – ricordano i compagni di quella squadra -, anche a tavola. Si vedeva che era pronto quel tipo di carriera. In più, il ruolo l’ha aiutato”. Dal centro del campo alla panchina: a cambiare è stata solamente la prospettiva.

Sei mesi complicati

Il racconto dei compagni
La delusione di Galeone sulla panchina del Napoli. Lapresse

Max a Napoli è stato solo sei mesi. Da dicembre a giugno del 1998. Arrivò a 31 anni, voluto fortemente da Galeone, di cui è stato pupillo e fido scudiero. E – vedi i giri strani della vita – proprio quando si trovava a Pescara per celebrare il suo vecchio mister, ha ricevuto la chiamata definitiva di De Laurentiis e la conferma di essere il nuovo allenatore del Napoli. Il pensiero sarà andato a quei pomeriggi, in cui restava a centrocampo con Giovanni, suo “papà calcistico”. Studiavano tattiche e soluzioni. Avevano una missione: salvare il Napoli in una stagione maledetta. Non ci riusciranno. “Il mister si confidava con Max – racconta Mauro Facci – era quasi il suo secondo. O meglio, era l’espressione del pensiero del mister. Cercava di dare una mano e portare la sua esperienza. Si faceva già chiamare Acciuga, per il fisico penso. Pure con i giovani era un grande, non ha mai fatto pesare le sue 100 e passa presenze in A”.

Scherzi e rapporto con i giovani

“Diceva ai ragazzi di andare a giocare”

Chi racconta l’Allegri giocatore lo descrive “un po’ pigro”, ma dotato di grande tecnica. E l’ha ammesso più volte anche lui stesso. “Era uno che sapeva prendersi le proprie responsabilità – aggiunge Stendardo, uno dei giovani del gruppo -, anzi quasi le pretendeva”. Gli fa danno da eco i suoi compagni. “Anche in spogliatoio era uno che si faceva sentire, sapeva quando parlare e quando era il momento di scherzare”. Già, gli scherzi. Cavallo di battaglia da sempre. Max era già come l’abbiamo poi ammirato negli anni: solare, schietto e con la battuta sempre pronta. “Portò nel nostro spogliatoio il suo modo di essere giocherellone – ricorda Ferdinando Coppola, al tempo terzo portiere aggregato dalla Primavera -, stemperava spesso situazioni pesanti con una battuta. Io ero un ragazzo giovane, lui mi chiamava “Nandino”. E mi chiedeva di restare con lui per fargli provare i tiri in porta. Aveva un bel mancino”. Quando ne parlano, tutti si soffermano sul rapporto che aveva con i giovani. Stendardo nel ‘98 era ancora minorenne e si affacciava per la prima volta al calcio dei grandi. “Con me è sempre stato ‘paterno’. Mi dava consigli, in generale si vedeva che ci teneva ai ragazzi. Ricordo che ci diceva di andare a giocare in prestito e di non restare in panchina. Lui l’aveva imparato sulla sua pelle”. Era equilibrato, un leader in campo e fuori. “Faceva spesso battute per prenderci in giro e tirarci in mezzo – prosegue Coppola – ma sapeva anche quando serviva essere d’esempio. Era un professionista serio, almeno questo è il mio ricordo. Anni dopo, ci siamo ritrovati al Milan. E abbiamo ricordato quei tempi passati insieme a Napoli”.

Polveriera Napoli

Galeone lo difende, ma poi salta anche lui

Quella squadra però, Allegri a parte, era una polveriera. Cambiano quattro allenatori: inizia Bortolo Mutti, poi Mazzone, Galeone e infine Montefusco. La stagione 1997-98 del Napoli assomiglia molto a una favola al contrario, a una storia dove il cacciatore inerme e disarmato viene divorato dal lupo. Senza lieto fine. Anzi, con un finale horror. “L’annata era partita con ben altri presupposti – ricorda Facci – lui era arrivato a dicembre, richiesto dal mister Galeone – ma non riuscì ad incidere. Non era nemmeno abituato a un contesto del genere e credo non se l’aspettasse. Mi viene in mente una scena in cui Galeone e Ferlaino litigarono a cena: secondo l’allenatore non erano state mantenute delle promesse fatte sul mercato. Non c’entra Max, ma credo renda l’idea del clima che si respirava”. E l’esonero di Galeone alla ventesima giornata per Allegri è il colpo di grazia. Aveva collezionato prestazioni così e così, ricevendo anche un po’ di critiche. “Max non sta bene – lo difendeva Galeone -, non è questo. Può e deve dare di più”. Non ci riuscirà. Già, perché complice anche qualche problema fisico dopo l’esonero del ‘suo’ mister smetterà di giocare. “L’ultima parte di stagione era stata complessa per lui tra infortuni e malumori della piazza – conclude Stendardo -, smise di giocare e non trovò più il ritmo partita. Poi credo che con mister Montefusco il feeling non sia mai scattato”.

Missione rinascita

Max è chiamato a togliere una macchia
NAPLES, ITALY - APRIL 06: Head coach AC Milan Massimiliano Allegri smiles prior to the Serie A match between SSC Napoli and AC Milan at Stadio Diego Armando Maradona on April 06, 2026 in Naples, Italy. (Photo by Claudio Villa/AC Milan via Getty Images)

All’inizio di febbraio gli azzurri prendono cinque schiaffi dall’Empoli di Spalletti. Galeone viene esonerato la sera stessa e Allegri non vede più il campo. Non giocherà più da lì alla fine. Un epilogo triste, in una stagione maledetta. “Con noi però non è mai cambiato. Ha sempre mantenuto quel suo atteggiamento da allenatore in campo, gli veniva naturale. In campo parlava, dava suggerimenti tattici e indicazioni. Anche se quella stagione l’ha sofferta, è stata una macchia”, ricordano Facci e Di Fusco, storico vice di Taglialatela. Adesso, quasi trent’anni dopo, Max torna a Napoli per cancellarla quella macchia. Per portare da allenatore quei sorrisi e quell’entusiasmo che non era riuscito a trasmettere da giocatore. È cambiato lui, è cambiato il Napoli. Non è cambiata la città, però. “So che ha ancora tanti amici, troverà sicuramente un ambiente che gli vuole bene. E qui, se farà risultati, verrà incensato come un re”. L’ultima fotografia di Coppola di quel Max compagno di spogliatoio. I ricordi sono pressoché unanimi: un compagno solare, scherzoso, capitato in mezzo a una situazione disastrata. “Ora è più one man show come è giusto che sia”. Stavolta sposterà De Bruyne e Hojlund, guidandone i movimenti, come faceva nel ‘98 con bicchieri e posate davanti a una pizza. Anche qui, sarà una questione di luoghi e prospettiva. Acciuga s’è fatto grande ed è pronto a prendersi Napoli.

Fonte: Gazzetta

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