Abbiamo un problema, Houston: e che sia piccolo (come sembra) o grande (come può diventarlo), lo dirà il tempo. Massimiliano Allegri è l’allenatore del Napoli in pectore, lo è (quasi) a tutti gli effetti: però per il momento non si dice, non si può ufficialmente, perché prima di prendere carta, penna e calamaio bisognerà arrivare alla risoluzione consensuale con il Milan, che qualche spargimento di stress rischia di generarlo. Dicono i contratti, che giuridicamente hanno un valore, di quell’accordo siglato un anno fa, con scadenza 2027, che il Milan ha cancellato lunedì pomeriggio, con la comunicazione dell’esonero per allenatore, per l’ad Furlani, per il ds Tare e per il dt Moncada a cui RedBird ha aggiunto una frase forte: “La deludente sconfitta con il Cagliari ha trasformato questa stagione in un fallimento inequivocabile”. I ringraziamenti non sono mancati, rientrano nelle formalità di rito d’un congedo spiacevole, ma poi c’è dell’altro: c’è da sistemare la situazione contrattuale, perché Allegri resta sul libro paga del Milan con i suoi cinque milioni e mezzo netti e prima di legarsi ad un altro club è chiamato a sciogliere questo patto.
Allegri s’è ritrovato sulla panchina del Napoli nella mattinata di mercoledì, quando De Laurentiis ha rotto il ghiaccio e pure gli indugi ed ha deciso di “abbandonare” Italiano, incontrato quarantotto ore prima, e di puntare senza esitazioni su un allenatore inseguito almeno altre tre volte (nel 2012, nel 2021, nel 2025) e rimasto un soggetto dei desideri. Operazione lampo, ispirata da Giovanni Manna, il direttore sportivo, ratificazione verbale di quello che già si erano detti in precedenza (biennale – con opzione per il club per una terza stagione – da quattro e mezzo, bonus per Champions e, chiaramente per lo scudetto), stretta di mano virtuale per telefono e modulistica rimasta comunque nei cassetti, in attesa di vedersi la prossima settimana ma non prima che l’esperienza con il Milan fosse chiusa senza strascichi.
