L’arrivo di Max Allegri riporta, per un momento, al ricordo degli anni duri del Napoli, quelli delle pesanti sconfitte e delle feroci contestazioni. Al suo esordio nella squadra guidata dal maestro Giovanni Galeone, che gli trasmise il suo profondo amore per Napoli, ne prese sei dalla Sampdoria. È soltanto un momento. Da quelle domeniche buie sono trascorsi quasi trent’anni e la squadra – di pari passo con la città – si è evoluta e ha recuperato il suo prestigio internazionale. La scelta operata da De Laurentiis, con il passaggio di testimone tra due grandi tecnici, va esattamente in questa direzione.
Allegri è uno degli allenatori con più presenze in Champions League: 100, come Jurgen Klopp. Dopo aver assunto anche lui, il presidente può vantarsi di aver portato sulla panchina del Napoli il top: Benitez, Ancelotti, Spalletti e Conte prima dell’ex Milan, senza trascurare che dopo le esperienze azzurre hanno spiccato il volo Mazzarri (divenne il tecnico dell’Inter) e Sarri (vinse l’Europa League con il Chelsea e lo scudetto con la Juve). Assumere Allegri significa non soltanto voler celebrare il centenario del club con un vincente ma anche confermare le aspirazioni internazionali del Napoli, soprattutto dopo l’addio di Conte, che ha scelto di farsi da parte nonostante il terzo anno di contratto perché ha ritenuto esaurita la sua mission: i veleni sprigionati da una parte dell’ambiente e gli acchiappalike non sono una convincente spiegazione. La squadra è arrivata fino ai quarti di finale di Champions League, era la primavera del 2023: fu eliminata dal Milan mentre la città si preparava ad esplodere di felicità per lo scudetto vinto dopo 33 anni, dunque l’amarezza sfumò rapidamente in quel vortice di tricolore e azzurro. Allegri, con la sua storia e le sue ambizioni, può riprendere questo percorso e portarlo oltre il trentesimo posto di Conte, fortemente condizionato dagli infortuni.
