“Dal Napoli grande sforzo per tenere alto il livello in questi anni. Il bel gioco non basta!”

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A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Ivano Trotta, allenatore ed ex calciatore di Napoli e Juve. Di seguito, un estratto dell’intervista.

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Restando sull’attualità: il Napoli sta vivendo una fase delicata con il cambio in panchina e l’addio di Antonio Conte. Che impressione le ha fatto la conferenza stampa congiunta tra Conte e il presidente Aurelio De Laurentiis?
“Secondo me quella conferenza nasce già dopo un percorso concluso, dopo due anni importanti e uno scudetto. Però andava organizzata in modo diverso. Detto questo, al di là delle dinamiche, io ho visto una situazione un po’ particolare. A me non è piaciuto molto quando il discorso è andato sugli infortuni o sul confronto con l’Inter campione. Il presidente, giustamente, difendeva il lavoro della società e i bilanci, ma allo stesso tempo non si può dimenticare che il Napoli ha investito tanto. Sono arrivati giocatori importanti che poi, per vari motivi, non hanno reso come ci si aspettava. Però non si può dire che la società non abbia fatto la sua. Ha anche trattenuto giocatori che avevano mercato. Alla fine credo ci fosse anche la volontà di chiudere velocemente: sembrava quasi più un podcast che una conferenza stampa, un confronto abbastanza diretto tra le parti.”

Si parla spesso anche di calcio “semplice” o addirittura povero dal punto di vista tecnico, come nel caso di alcune squadre di Massimiliano Allegri. Secondo lei oggi nel calcio italiano manca soprattutto qualità o altro?
“Credo che non basti il bel gioco, ma serva almeno una base di ferocia agonistica. Se manca anche quella, diventa difficile. Poi però bisogna essere onesti: anche squadre come il Milan, che sulla carta ha giocatori superiori rispetto ad altre realtà, ha perso punti con squadre come la Cremonese o ha pareggiato partite che non avrebbe dovuto pareggiare. Questo significa che qualcosa non funziona. Non è solo una questione tecnica, ma anche mentale e di atteggiamento. Se entri in campo camminando, per me non stai rispettando il gioco. E questo vale per chiunque, indipendentemente dal nome.”

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