Napoli – Conte: cronistoria di un addio annunciato che ha il sapore dell’abitudine

Napoli - Conte: cronistoria di un addio annunciato che ha il sapore dell'abitudine

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Antonio Conte ha detto addio al Napoli, durante una conferenza stampa piuttosto inusuale, congiunta col patron De Laurentiis, convocata al termine di Napoli-Udinese.

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L’addio del tecnico leccese non ha destato grande sorpresa. Tutti avevano ormai intuito che la sua strada e quella del Napoli si sarebbero presto separate.
Ad analizzarla bene, si tratta infatti di una separazione nemmeno tanto brusca ed improvvisa. Sia i tifosi che gli addetti ai lavori, avevano da tempo realizzato che qualcosa fosse cambiato, sia nel rapporto tra Conte e la squadra che nel rapporto tra Conte e la stampa.
La sconfitta contro il Bologna di novembre è stata lo spartiacque, a sentire le parole del tecnico salentino. Conte ha addirittura rivelato come fosse pronto, in quelle ore, finanche a rassegnare le dimissioni.

Tutta colpa dell’ambiente! O dello spogliatoio?!

Ho fallito in una cosa, non sono riuscito a compattarvi e senza la compattezza dell’ambiente non si riesce a combattere. Ho visto tanti veleni in giro e quelli che li spargono sono dei falliti“.
La mancanza di compattezza è stata posta al centro dell’attenzione dal tecnico che tuttavia non ha fatto i nomi di chi avrebbe sparso “veleni e zizzania” su di lui e sulla squadra.
Durante la conferenza stampa Conte ha però anche dichiarato:
Dopo Bologna quello che ho avvertito e che ho denunciato anche a livello giornalistico, e c’erano cose che non mi piacevano. Fare dei campionati anonimi non l’ho mai fatto, mai lo farò e mai penserò di accompagnare il famoso ‘morto’ che possa essere Napoli o un’altra squadra. Ero pronto a farmi da parte, qualche innesto della campagna acquisti non è entrato in sintonia con il gruppo e si erano create delle dinamiche difficili“.
Quindi alla base della sua decisione di lasciare, addirittura pensando di dimettersi a novembre dopo la sconfitta contro il Bologna, ci sarebbe stata anche una spaccatura all’ interno dello spogliatoio. Questa spaccatura è stata sanata? I calciatori che non si erano integrati sono quelli che sono stati ceduti? Non lo sappiamo, ma sembra chiaro dalle sue parole come queste dinamiche di spogliatoio stavano spingendo Conte alle dimissioni a novembre, dopo aver costruito una squadra con circa 200 milioni di euro di budget appena l’estate prima.

La storia insegna: un addio che diventa abitudine

Anche se ogni addio è una storia diversa, guardando alla storia personale di Conte si scopre che molti addii si somigliano.
Bari – approdato sulla panchina del club pugliese nel dicembre 2007, Antonio Conte raggiunge la promozione in Serie A nella stagione successiva. I primi di giugno firma infatti il rinnovo ma poi a fine giugno si dimette, spiegando così la sua scelta:
Conte è questo. La società era consapevole di cosa significasse sposare il mio progetto e sostenere la mia idea di calcio. Purtroppo è venuta meno la fiducia“.
Atalanta – da settembre 2009 a dicembre 2010 guida il club bergamasco, dimettendosi dopo una lite con i tifosi a seguito di una sconfitta per 0-2 proprio contro il Napoli:
L’ho fatto per il bene dell’Atalanta, non ho alcun rimpianto. Lascio una squadra in salute. Ieri qualcuno ha sbagliato, probabilmente anche io. Questa non è una macchia per la mia carriera, perché io i miei punti li ho fatti. L’unica macchia è quello che è successo ieri con i tifosi. Auguro tutto il bene all’Atalanta e alla famiglia Ruggeri. Me ne ne vado anche per il bene loro, che non avranno il peso del mio ingaggio“.
Siena – Nella stagione 2010-2011 Antonio Conte approda al Siena in Serie B, riportando immediatamente il club toscano in Serie A con tre giornate d’anticipo. Anche in questo caso il suo contratto biennale viene però terminato anticipatamente per poi accasarsi alla Juventus. Anche a Siena, Antonio Conte ha dei problemi con l’ambiente, come spiegato da lui stesso durante una conferenza stampa: “Stiamo facendo un campionato importante. Inizio a stufarmi di sentire certe cose. Sentiamo solo critiche e fischi alla minima delusione, non si vuole il bene del Siena, ci sono pseudo tifosi frustrati. Complimenti a chi viene al campo a criticare, invece di applaudire i ragazzi. Bel lavoro. Gufi, state a casa“.
Juventus – Nel 2011 Conte diventa allenatore della Juventus conquistando tre scudetti consecutivi, dimettendosi però il 15 luglio 2014 (in pieno ritiro precampionato) coniando la celebre frase: “Con 10 euro non si mangia in un ristorante da 100 euro“. Alludendo al fatto che la Juventus non avesse un budget di mercato tale da consentirgli di essere competitiva ai massimi vertici anche in Europa.
Chelsea – Allena i Blues dal luglio 2016 al luglio 2018, prendendo una squadra decima in classifica e portandola a conquistare la Premier League alla sua prima stagione e un’ FA Cup al secondo anno. Nonostante il rinnovo di contratto firmato nel 2017, viene esonerato nel 2018 a causa di contrasti con la dirigenza per la campagna acquisti.
Inter – Conte approda all’Inter a maggio 2019 e la allena fino a maggio 2021. Sotto la sua guida tecnica i nerazzurri conquistano il 19° scudetto e arrivano in finale di Europa League. Nonostante i successi mostra la sua insofferenza già a dicembre, dopo la sconfitta in Champions League col Borussia Dortmund: “A inizio stagione sono stati fatti errori importanti, non possiamo affrontare Champions e campionato in queste condizioni“. Al termine della seconda stagione alla guida dell’Inter si accorda per una rescissione consensuale.
Tottenham – Si accasa poi al Tottenham dal 2 novembre 2021 al  26 marzo 2023. Conquista un quarto posto che vale la qualificazione Champions ma nella stagione successiva le cose non vanno bene, dopo il 3-3 contro il Southampton dichiara: “Abbiamo dimostrato di non essere una squadra, ho visto giocatori egoisti che non ci mettono il cuore. Finora ho provato a nascondere la situazione, ma adesso basta“. La società e il tecnico concordano ancora una volta per una rescissione consensuale.

Le nozze coi fichi secchi, tanto sgraditi ad Antonio

Una cosa è certa, il prossimo anno il Napoli non potrà permettersi un mercato simile a quello della passata stagione.
Tra giugno e agosto dell’anno scorso la squadra azzurra ha speso circa 200 milioni per rinforzare la rosa ma di questi soldi, almeno la metà, potrebbero essere stati bruciati.
Basti pensare agli investimenti fatti per Lucca (35 milioni), Lang (28 milioni) e Beukema (32 milioni), i primi due ceduti addirittura in prestito a metà stagione, il terzo quasi ai margini del progetto Conte. È innegabile che il valore di questi calciatori abbia subito una netta svalutazione sotto la gestione del tecnico salentino anche se tutti e tre sono arrivati a Napoli su richiesta di Conte stesso.
Come ha detto lo stesso De Laurentiis in conferenza stampa, parlando delle dimissioni dell’allenatore leccese: “…Il Napoli non è il Psg, il Bayern Monaco o le cinque squadre inglesi, abbiamo dei budget da rispettare e il campionato italiano che non è così straordinario. Poi complicazioni della Federcalcio, di procuratori che vogliono dire la loro, il governo…“.
Non serve un genio per capire che la prossima campagna acquisti del Napoli sarà votata al risparmio e che l’obiettivo del club azzurro sarà quello di cedere i calciatori che hanno deluso o, meglio ancora, rivalutarli e renderli parte del progetto del Napoli futuro.
Certamente questa situazione stava stretta ad Antonio Conte e soltanto lui sa quanto abbia influito sulla decisione di concludere anzitempo la sua esperienza al Napoli.
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