Il primo agosto non dovrebbe piovere, le lacrime sono finite tutte ieri
Settecentodiciotto giorni di amore. Settecentodiciotto giorni di passione. Settecentodiciotto giorni di storia. Un colpo di fulmine, un’attrazione travolgente. « Mi hanno amato senza che io abbia fatto ancora niente. Dovrò ripagare questa gente » . Una promessa fatta e mantenuta. Perché, scrive il CdS, chi riceve un regalo non vede l’ora di restituirlo ancora più bello. In due anni uno scudetto, una Supercoppa Italiana e un secondo posto. Il primo uomo del Sud a vincere al Sud.
Antonio Conte lascia abbracciato dal Maradona e dai milioni di tifosi che amano il Napoli in tutto il mondo. I cori, gli striscioni e gli applausi dei 50.000 tifosi allo stadio nel giorno del suo addio sono stati da brividi. Il giro di campo finale commovente. Le foto davanti alle curve l’immagine migliore da tramandare ai posteri.
« La storia si scrive, gli altri possono solo leggerla », ha sempre ripetuto. E nella centenaria storia azzurra il suo nome resterà scritto per sempre. Nelle stesse pagine dei miti. « O vince o arriva secondo » , aveva detto Buffon nel giorno della sua presentazione da favola a Palazzo Reale. Chi lo conosce sa come è fatto. Chi ha imparato a farlo in questi settecentodiciotto giorni ha scoperto una persona maniacale nel lavoro, ma leale, sincera e sempre disponibile fuori. Ha vissuto la città in ogni angolo, la sua famiglia se ne è innamorata. È stato sempre in mezzo ai tifosi, ha cercato di restituire l’affetto continuo che ha ricevuto. Si è sentito napoletano dal primo giorno, ha usato subito il noi ( « L’anno scorso siamo arrivati decimi, ora amma faticà » ), è stato coinvolgente, è diventato un idolo.
« Forse sono i più forti, ma non questa sera in casa nostra davanti alla nostra gente. Andiamo dentro e rompiamogli il c…, facciamogli vedere chi è il Napoli » : il discorso prima della sfida con l’Inter nell’anno dello scudetto è diventato un manifesto della sua gestione. La maglia sudata in ogni allenamento e in ogni partita è stata la sua richiesta martellante, il rispetto dei tifosi il suo primo obiettivo. Fino all’ultimo non ha mollato un centimetro, ha portato la squadra in ritiro anche prima della sfida con l’Udinese. Voleva il secondo posto e se l’è preso. Napoli lo ha amato come lui ha amato Napoli. E come spesso succede anche i grandi amori finiscono. Magari anche questo farà dei giri immensi e poi ritornerà.
Di sicuro da oggi si apre un nuovo capitolo della storia del Napoli, con le pagine bianche. La penna ce l’avrà ancora in mano De Laurentiis, il presidente che, come abbiamo raccontato sul nostro giornale, ha avuto la forza incredibile di rifiutare un’offerta di due miliardi di euro e che si appresta a festeggiare il centenario da numero uno del club. Ci sono dei passaggi fondamentali per continuare a inseguire i sogni. Il primo è esclusivamente tecnico e parte dalla scelta del nuovo allenatore fra Allegri e Italiano.
Una decisione delicata e che deve portare nel futuro, mirata a valorizzare al massimo i giocatori già a disposizione nel rispetto dei parametri gestionali che si è dato il club (abbattimento del monte ingaggi di circa 50 milioni). Ma la partita della sostenibilità si giocherà sulla crescita degli introiti della società, in particolar modo sullo stadio. È lì che il Napoli ha la possibilità più ampia di aumentare i propri ricavi. Non fare dei passi in avanti in questa direzione può diventare un boomerang per il club ma anche per la città. Una soluzione condivisa sarebbe il modo migliore per spegnere le cento candeline. Il primo agosto non dovrebbe piovere, le lacrime sono finite tutte ieri.
