Un anno oggi. La festa scudetto che lasciò a bocca aperta il mondo del calcio
L’esplosione di felicità del Maradona, che domani farà nuovamente ascoltare i suoi cori e i suoi applausi dedicandoli a Conte, l’allenatore del quarto scudetto. Se ne va. E lo seguiranno alcuni azzurri, perché il tempo è inesorabile anche con chi ha regalato la gioia di due scudetti
a una città. Sarà una rivoluzione o soltanto un graduale cambiamento della rosa, quello che sarebbe probabilmente iniziato nella scorsa estate se il Napoli non avesse vinto il tricolore? Quattro anni fa accadde qualcosa che cambiò la storia di una squadra e di una tifoseria “condannate” a celebrare gli scudetti di Maradona dopo oltre un quarto di secolo. Via i big Insigne, Mertens, Fabian, Koulibaly, Ospina. Apparvero striscioni sui muri della città dei soliti noti contro De Laurentiis, c’era un clima teso intorno a Spalletti e ai giocatori che si allenavano in Trentino. Eppure, Kim e Kvara, un coreano e un georgiano con la stessa iniziale pescati abilmente dalla dirigenza con l’avallo del tecnico, cambiarono il destino del Napoli spingendolo con Osimhen verso il terzo scudetto. I cambiamenti non devono spaventare. Ma devono essere gestiti da mani esperte e da menti lucide. Come è accaduto con Conte.
Al film del campionato 2024-2025, terminato 365 giorni fa con la vittoria sul Cagliari per 2-0, è stato dedicato un film vero, “Ag4in” diretto da Giuseppe Marco Albano. Una storia bellissima. Che comincia con Conte in abito scuro sul palco del Teatro di corte di Palazzo Reale con De Laurentiis per presentare il suo programma, ricordando da dove il Napoli sarebbe ripartito (-41 punti dall’Inter campione
d’Italia) e lanciando lo slogan “Amma fatica’”. E che finisce con Conte che corre dalla tribuna agli spogliatoi (era squalificato) dopo la partita dello scudetto per abbracciare i suoi ragazzi, quell’esercito che lo aveva seguito in silenzio verso la gloria. Perché uno come Antonio ti cambia dentro, ti porta oltre il limite e ti rende vincente, come ha ricordato McTominay, che quella sera al Maradona segnò il primo dei due gol al Cagliari con una rovesciata da incorniciare. E che rete, poi, Lukaku: potenza e classe, alla sua maniera.
Il quarto scudetto è stato sofferenza, come in fondo piace a Conte. Fin dalla prima partita, quella di Coppa Italia contro il Modena del 10 agosto, vinta ai rigori giocando male, in attesa del miglioramento della condizione fisica e dei rinforzi assicurati da De Laurentiis. Ma capì, Antonio, che era sulla strada giusta guardandosi intorno: 50mila spettatori per la Coppa dopo la delusione del decimo posto. Li avrebbe ricompensati con lo scudetto, il suo Napoli l’unico club nella serie A a 20 squadre ad aver vinto il titolo dopo quel piazzamento nel campionato precedente. Merito di Conte. E del sontuoso mercato di De Laurentiis.
Un emozionante viaggio, l’ultima di campionato il 23 maggio, lo scudetto assegnato di venerdì. Maxi-schermi nelle piazze di Napoli, si
affollò il Plebiscito già dalla mattina. Ansia perché negli ultimi 90 minuti tutto poteva accadere, dato che il Napoli si era fermato a due pareggi nelle partite contro Genoa e Parma. Ma questa no, questa Conte non poteva sbagliarla. Il colpo di McTominay, poi quello di Lukaku. E i minuti che passavano, senza che interessasse il risultato di Como-Inter perché c’era un 2-0 al Maradona e un punto di vantaggio sui nerazzurri in classifica. Antonio mostrò tutta la sua ferocia guidando il Napoli verso il trionfo, con la festa che iniziò alle 22.48. E tre giorni dopo, il 26 maggio, la passerella sul pullman azzurro in via Caracciolo. Scene di entusiasmo che colpì occhi e cuore di Conte, che pochi giorni dopo annunciò la permanenza a Napoli. In trecentomila disciplinatamente ai lati della strada, una festa che emozionò anche Spalletti, allora ct della Nazionale: avrebbe voluto viverla anche lui e anche di questo accusò De Laurentiis nel libro “Il paradiso esiste ma quanta fatica”. Il paradiso, quel giorno, era qui. Collegati 70 milioni di telespettatori di 170 Paesi, tutti ammirati dal meraviglioso azzurro del cielo, del mare e del pullman dei Campioni che procedeva lentamente e gioiosamente. Spot mondiale per la città invasa dai “turisti del calcio”, 670mila in quel week-end e poi un altro mezzo milione nei giorni successivi, un clamoroso affare possibile solo a Napoli, la città del calcio che merita nuove emozioni. Fonte: Il Mattino
