Piccari: “Meret-Conte, mai sbocciato il feeling: io resto della vecchia scuola, il portiere deve prima saper parare”

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A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Marco Piccari, giornalista direttore di TUTTOmercatoWEB Radio. Di seguito, un estratto dell’intervista.

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Il procuratore di Meret ha fatto capire che il portiere resterà al Napoli solo in caso di addio di Conte: come legge questa situazione?
“La leggo come una situazione in cui, evidentemente, tra il portiere e l’allenatore non c’è mai stato un grande feeling. Considera anche che con l’arrivo di Vanja Milinković-Savić è arrivato un segnale anche nei confronti di Alex Meret. Io la interpreto così. Sul resto, sinceramente, non ho elementi certi per fare analisi più profonde, quindi mi attengo a quello che si è visto: una certa mancanza di feeling tra portiere e allenatore. Ho parlato spesso con Braglia, e ha sempre criticato Conte per le sue scelte sui portieri. Io ritengo Meret un buon portiere, uno che può stare tranquillamente nel Napoli, però non è mai stato particolarmente valorizzato. Evidentemente anche con Conte non ha trovato il feeling giusto. Se poi Conte dovesse andare via, tutto può cambiare: queste sono scelte che poi dipendono dagli allenatori.”
Preferisce un portiere più bravo tra i pali o uno più moderno, bravo anche con i piedi?
“Io sono un boomer da questo punto di vista, quindi faccio poco testo. È vero che il calcio va in una direzione diversa, i portieri oggi devono partecipare alla costruzione e giocare con i piedi. Però, dal mio punto di vista, io preferisco sempre un portiere forte tra i pali, che quella è la prima qualità che deve avere. Adesso invece si sta andando verso un modello diverso, anche nei settori giovanili, e secondo me non è sempre un segnale positivo. Io resto legato alla vecchia scuola: prima devi saper parare, poi il resto. Anche se oggi devi per forza adeguarti a un calcio che va in quella direzione. Poi, sono anche dell’idea che nei portieri debba esserci una gerarchia chiara: un numero uno e un numero dodici. Questa alternanza continua non mi piace, non è un buon segnale. Il titolare deve essere uno, il secondo lo sai che entra quando serve. Io sono cresciuto con questo calcio. Poi oggi è cambiato tutto, ma parlando anche con ex portieri come Michelangelo Rampulla, che è stato spesso secondo, emerge sempre lo stesso concetto: tu sai qual è il tuo ruolo. Nel calcio di oggi invece questa chiarezza si è persa, ma io continuo a pensare che la gerarchia fissa sia la soluzione migliore.”
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