Per De Laurentiis è arrivato il momento di invertire la curva delle spese, ecco come sta gettando le basi per ripartire
Si chiude un ciclo, se ne apre un altro. Sotto il profilo tecnico, ma anche economico. Sono giorni di rimescolamenti in casa Napoli, che saluta Antonio Conte, l’allenatore che ha riportato lo scudetto in Campania nel 2025, a soli due anni di distanza dall’impresa di Luciano Spalletti. Quella di domenica sarà l’ultima gara per Conte, ma il presidente Aurelio De Laurentiis ha già iniziato da tempo a pianificare il nuovo Napoli.

È una questione di fasi industriali. Negli ultimi due anni il Napoli ha premuto sull’acceleratore degli investimenti, assecondando le ambizioni della piazza e le aspettative di un tecnico che si muove come un “top player”. Adesso è arrivato il momento di invertire la traiettoria dei costi, senza che questo significhi un ridimensionamento degli obiettivi, tutt’altro. La storia del Napoli di ADL sta lì a dimostrarlo. Il club azzurro è sempre stato uno dei più attivi sul mercato, per volume di operazioni. Ha comprato, ma ha anche venduto benissimo, mantenendo fede al proprio dna: amministrazione sostenibile e indipendente dagli apporti della proprietà. Nel 2024-25 gli investimenti netti in acquisizioni di calciatori sono ammontati a 157 milioni, con un incremento del 128% rispetto alla stagione precedente (69 milioni). E il livello si è mantenuto elevatissimo anche nell’attuale esercizio: 136 milioni di acquisti a titolo definitivo e 9 milioni per prestiti nella sessione estiva, più i riscatti in corso d’opera di Hojlund, Alisson Santos e Giovane, che fanno salire il totale a circa 230 milioni. Sono cifre che chiariscono bene la portata delle ultime campagne trasferimenti del Napoli. Ma il punto non è questo. I dirigenti guardano soprattutto alla dinamica costi-ricavi, quindi alle uscite e alle entrate dell’anno di competenza, per capire se una gestione sia equilibrata oppure no. Se è vero che gli acquisti dei “cartellini” vengono spalmati su più esercizi — il Napoli adotta ammortamenti decrescenti, caricando maggiormente i primi anni di contratto — non si può di certo trascurare la voce relativa agli emolumenti dei tesserati. Anzi, è proprio questa la variabile più monitorata. E allora vediamo com’è cambiato il trend della spesa in casa partenopea. Fonte:Gazzetta
