Gazzetta – La fase espansiva con Conte, ricavi, stipendi, ammortamento
Negli anni del Covid il Napoli aveva toccato i 143 milioni di stipendi per i tesserati e i 115 di ammortamento dei “cartellini” (le stagioni 2019-20 e 2020-21, a causa dello sfalsamento della pandemia, vanno considerate come un tutt’uno). A quel punto De Laurentiis ha imposto una cura dimagrante, abbattendo la spesa sportiva di circa 80 milioni: 106 milioni per gli stipendi e 71 per gli ammortamenti nel 2023-24. Per effetto dei tagli e delle plusvalenze, tra il 2022-23 e il 2023-24 sono stati collezionati due utili consecutivi, per un totale di 143 milioni di profitti. Al 30 giugno 2024 il Napoli vantava un patrimonio netto di 212 milioni e liquidità pari a 210 milioni. Una condizione invidiabile, che ha consentito l’apertura di una fase espansiva coincisa con l’approdo di Conte in panchina. Conseguenze? L’annata 2024-25, conclusa con il titolo di campione d’Italia, ha visto schizzare gli stipendi dei tesserati (da 106 a 133 milioni) e gli ammortamenti (da 71 a 111 milioni). Quest’anno la prima voce è aumentata ancora di una trentina di milioni, la seconda di una ventina. Complessivamente, nel biennio, la spesa sportiva è salita di 110-115 milioni. Troppi. Anche perché i ricavi, sebbene in crescita, non sono riusciti a mantenere lo stesso ritmo. Grazie ai premi Champions e all’incremento degli introiti da stadio, sponsor e merchandising, nell’attuale stagione i ricavi strutturali sono aumentati di oltre 50 milioni rispetto ai 180 del 2024-25. Ma non basta. Tant’è che a gennaio la Figc ha posto dei paletti alle operazioni di mercato, dopo che il club aveva sforato la soglia dell’80% nel rapporto tra costo del lavoro allargato e ricavi lordi (limite che in estate scenderà al 70%). Così, dopo la perdita di 21 milioni del 2024-25, anche l’esercizio al 30 giugno 2026 si chiuderà in rosso, intorno ai 30 milioni. Ed eccoci ai giorni nostri.

