Al comando, in società, c’è un uomo solo, Aurelio De Laurentiis. Al comando, in campo e a Castel Volturno, c’è un uomo solo, Antonio Conte. E i due sono amici. Hanno già parlato, ognuno avrà fatto e farà le sue valutazioni. Conte va via dopo aver vinto uno scudetto ed una Supecoppa e aver portato il Napoli in Champions in una stagione difficile. Chi parla di annata fallimentare mente. O non conosce abbastanza il calcio. Quali fossero i rapporti nello spogliatoio, nonostante chat sbandierate e pubblicizzate, restano nello spogliatoio, come avviene da sempre. Scrive Il Mattino: “Conte che saluta con educazione, e ringraziando tutti, è un addio che fa male. Anche se non immediatamente come fece Spalletti, va via anche l’allenatore del quarto scudetto. E lui, al contrario di Luciano, ha un ottimo rapporto con De Laurentiis. Si è fatto apprezzare per il suo lavoro e il suo rigore, oltre che per l’affetto verso la città. Nessun atto di ruffianeria, Antonio è stato avvolto dall’abbraccio di Napoli, che non lo ha mai considerato l’ex capitano e allenatore della Juventus ma l’uomo che potesse risollevare la squadra dopo il decimo posto del 2024. Ha vinto, l’unica cosa che conta, non per parafrasare Boniperti, presidente di Conte alla Juve. Ha riportato il Napoli dove De Laurentiis e altri allenatori lo avevano collocato. E ora si volta pagina, rispettando la decisione di Antonio, che aveva perfino rinnovato il contratto di affitto della casa in via del Parco Margherita. Poi la riflessione sul futuro è diventata più profonda e ha deciso di congedarsi dall’amico Aurelio. D’altra parte, la sua storia professionale evidenzia che soltanto una volta è stato più di tre anni nella stessa squadra: appunto la Juve, dove lo sostituì Allegri nel 2014.”
