Corrado Ferlaino a Il Mattino: «Sfidato dalle bombe della camorra. Mai nessun litigio con Maradona»
33 anni da numero uno. Non sarebbe impresa facile per nessuno. Ma è stata la vita intera di Corrado Ferlaino. Ancora oggi, per tutti, in città è “l’ingegnere”, non solo per quel lavoro che da sempre si porta dietro. Ferlaino ha costruito tanto, fino a qualche tempo fa, tutto: è stato l’artefice dietro i primi successi del Napoli, dietro le vittorie, le gioie, l’arrivo di Diego armando Maradona; è stato l’uomo che ha iniziato il club a un’epoca d’oro, portando in città campioni immortali e portando la città in giro per il mondo. Non senza difficoltà, ovviamente: perché in 33 anni tutto può succedere. Anche essere contestati da quei tifosi a cui regalerà le gioie dei primi due scudetti.
«Mi sono sempre divertito. Ricordo ancora il momento in cui ho acquistato quelle quote che mi fecero diventare presidente». I ricordi di Ferlaino sono lucidi, consegnati a una lunga intervista con i microfoni del Mattino disponibile da oggi per tutti i lettori. Non più – e non solo – attraverso le nostre (le sue) parole scritte, ma affidando la memoria e le testimonianze anche al video. Ai nostri canali social. Alla nostra piattaforma Youtube. Con l’intervista a Ferlaino, comincia il nostro ciclo di avvicinamento all’appuntamento più importante degli ultimi anni, quello con il centenario azzurro.
Ingegnere siamo arrivati ai cento anni del Napoli, quando le dico “100” che cosa le viene in mente subito?
«Il Napoli non è stato continuo. Ci sono stati molti presidenti che hanno battagliato, qualcuno ha vinto, qualcuno di meno. Il Napoli è andato pure in Serie B. Io ho vinto due scudetti e soprattutto ha vinto una Coppa Uefa, una cosa importantissima».
Lei quel giorno se lo ricorda particolarmente, il giorno che avete vinto la Coppa Uefa, cosa le è rimasto nel cuore?
«Abbiamo vinto la Coppa Uefa fuori casa, quando siamo ritornati c’era una grande folla all’aeroporto ed è stata una serata magnifica».
Ricorda il suo primo giorno da presidente azzurro? Che cosa ha fatto quando il primo giorno di lavoro?
«Il primo giorno di lavoro è stato un colpo di mano perché c’erano una serie di persone che volevano prendere il Napoli, senza pagare niente però.
Tutti volevano il Napoli gratis. Andai dalla signora Corcione, proprietaria delle quote del marito e le chiesi il prezzo. Lei mi disse la cifra, che non era una grande cifra. Io cacciai il libretto degli assegni e diventai presidente del Napoli».
Come è cambiato il mestiere di presidente? Prima il presidente era il capo famiglia, oggi invece lei da lontano vede come è cambiato il ruolo?
«Prima fare il presidente era una cosa quasi familiare, infatti i presidenti i consigli d’amministrazione li componevano con amici e parenti. Adesso non è più così perché c’è bisogno di gente che ne capisce».
Tutti i presidenti hanno bisogno anche di spalle forti, di uomini su cui contare. Qual è stato il suo uomo di fiducia?
«Convinto di dover prendere una persona che veramente mi aiutasse, chiamai Italo Lodi, che mi ha aiutato moltissimo. Ho avuto molte persone di fiducia, ogni due o tre anni cambiavo, quindi avevo persone nuove. Ma certamente il più importante è stato Italo Lodi».
I tifosi al presidente Ferlaino associano le grandi vittorie, gli scudetti, la Coppa Uefa. Ma lei come ha vissuto i giorni precedenti a quelle grandi vittorie? Come ha vissuto la notte del primo scudetto?
«Normalmente, perchè mi ero impegnato. Il primo scudetto non arriva all’improvviso. Arrivò dopo tante vittorie, dopo tante battaglie».
Le sconfitte quanto sono state importanti per lei prima di arrivare a quel grande ciclo di vittorie?
«Le sconfitte sono sempre brutte. Ma da quelle bisogna ripartire e capire come farle diventare delle vittorie. Fare il presidente del Napoli è molto difficile, non è una cosa facilissima. A Napoli sono tutti tifosi del Napoli ed è difficile accontentarli. Loro vogliono vincere sempre, ma questo non è possibile».
Ci sono stati tanti momenti bellissimi della sua presidenza, ma ci sono stati anche momenti più complicati?
«Comunque no, ho avuto le bombe. Soprattutto ho avuto uno scontro con la Camorra, perché il mio nemico numero uno non erano l’Inter, Milan o Juventus, era la Camorra a Napoli, questo è stato il mio nemico più cattivo».
Ricorda qualcosa in particolare di quegli anni complicati. Magari ha pensato anche qualche volta di lasciar perdere?, Il suo lavoro era altro.
«Certo, il mio lavoro è tutta un’altra cosa. Prendere il Napoli, camminare insieme e scontrarsi con i club più importanti non è una cosa semplicissima».
C’è stato quindi un momento in cui magari ha pensato di lasciar andare per preservare altre cose?
«Io più volte ho lasciato anche andare, ma chi è venuto ha fatto dei guai e sono dovuto rientrare di corsa perché le azioni erano sempre mie. Non ero più presidente del Napoli ,ma le azioni erano mie e danneggiavano il valore delle azioni».
Io non posso non farle una domanda sul calciatore che tutti associano alla presidenza Ferlaino, ovvero Diego Maradona. C’è ancora qualcosa di non detto di Diego oppure è stato detto tutto?
«Io non so cosa è stato detto e cosa non è stato detto, ma posso dire che Diego ha litigato con tutti i presidenti che ha avuto, con me non mai. Siamo andati sempre molto d’accordo».
C’è stato, oltre Maradona, un calciatore a cui lei è rimasto molto legato? Mi veniva per esempio prima in mente Juliano.
«Stavo dicendo proprio Juliano. Amava profondamente il Napoli. Ero con una persona che magari voleva il bene del Napoli addirittura più di me che avevo anche altro da fare».
C’è invece un acquisto su cui lei aveva scommesso ed effettivamente poi è andato bene?
«Io andavo molto spesso in Brasile, in Argentina, in Brasile. Ci fu un giocatore che vidi grazie alle televisioni locali che trasmettevano le partite del campionato locale che era Careca. Giocava sulla destra. Quando è venuto a Napoli invece ha fatto il centroavanti. Quando lo vidi mi piacque tantissimo».
Di questi 100 anni lei ne ha vissuti 40 da protagoniste, c’è un momento che se potesse cambierebbe?
«No, nel calcio si sbaglia molto come nella vita, preferisco lasciare le cose come sono andate perché sono andata abbastanza bene alla fine. Il campionato italiano è composto da tante squadre, alcune salgono e scendono dalla Serie A, però c’è una partita in particolare che a me piaceva vincere, che era quella contro la Juventus».
Oggi Corrado Ferlaino è un tifoso? Un curioso? Come si comporta con il calcio?
«Io mi sono abituato a non essere tifoso. Ovviamente quando vedo una partita nel Napoli mi emoziono comunque, però devo dire che sono abbastanza freddo in generale perché nel calcio si vince e si perde».
Freddo sì, però anche scaramantico da buon napoletano…
«Molto scaramantico. Quasi sempre prima delle partite andavo al cimitero degli ebrei, dove c’è la tomba di Ascarelli. Andavo lì e dicevo “Ascarelli, mi fai un piacere? Almeno la prossima partita me la fai vincere se puoi?”».
Da qui ai prossimi 100 anni del Napoli come spera che i tifosi possano ricordare il presidente Ferlaino?
«Non mi interessa molto che si ricordino di Corrado Ferlaino, mi farebbe molto piacere se anche tra 100 anni i tifosi del Napoli rimangano tifosi del Napoli».
Tra 100 anni lei come lo immagina il Napoli, sempre più leader in Italia e nel mondo?
«Lei mi domanda in pratica come immagino il calcio. Penso che cci saranno più speculazioni, più soldi legati alle vittorie e alla classifica finale. E questo mi dispiace perché il calcio deve essere fuori dagli interessi finanziari».
Quando è finita la sua esperienza a Napoli, lei ha avuto l’occasione di essere presidente in qualche altra realtà o per lei essere presidente significava soltanto essere presidente a Napoli?
«No, significava solamente essere legato al Napoli. Ma siccome ho lavorato in altre città italiane, qualche sindaco mi ha chiesto di dare una mano alla squadra. Ma sempre in modo molto superficiale».
Per il suo di compleanno, che tipo di regalo vorrebbe dal Napoli?
«Io al Napoli sono abituato a non chiedere mai niente. Ovviamente preferirei vedere un Napoli vincente, almeno così brinderei due volte, una volta per la vittoria del Napoli e una volta per i fatti miei».
Da quando lei non è più presidente il Napoli ha avuto degli anni difficili. Ma lei è stato vicino alla squadra anche negli ultimi due scudetti vinti.
«Il primo scudetto da Napoli senza di me sono andato al cimitero, a 30 chilometri a Buenos Aires, dove c’è la tomba di Maradona. Sono andato lì per ringraziarlo e per brindare con una tomba. Ma per me non era una tomba. Per me Maradona è stato il Napoli, quindi sono andato a brindare con il Napoli».
Il Napoli ora compirà 100 anni, se lei potesse fare un regalo al Napoli quale sarebbe?
«Penso che farei una telefonata al padre Eterno e direi «Almeno questa partita al Napoli la devi far vincere».

