Conte-ADL, a giorni il momento della verità: dal decimo posto ad un biennio di successi

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Ti amo (troppo) e quindi ti lascio. La sera in cui Aurelio De Laurentiis e Antonio Conte si dissero di sì, fu ovviamente per scelta reciproca, per fondersi l’uno con l’altro, prendendosi il meglio di sé: in quella Napoli stordita e incredula per un decimo posto innaturale, c’era il terreno più fertile per far germogliare una coppia di fatto annunciata e se a un presidente visionario sembrò inevitabile andare a prendersi un vincente che sistemasse le crepe di una stagione folle, a quell’allenatore maniacalmente aggrappato al trionfo – la prova provata della sua vocazione – sembrò necessario rimettersi in gioco dentro un modello di calcio diverso, garanzia di trasparenza societaria e filiera di idee alternative.

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Però, si legge sulle pagine de La Gazzetta dello Sport, come succede nelle coppie, c’è sempre bisogno che qualcuno faccia un passo indietro, soffochi qualcosa di sé – magari della personalità pur possente – e De Laurentiis, sovvertendo la propria natura, si trasformò chiudendosi dentro un fascio di morbidezza, senza che ciò divenisse però debolezza.

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