Anche un anno fa Conte pareva diretto verso altri lidi. Poi lo scudetto…

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Factory della Comunicazione

In circa ventiquattro mesi, quest’uomo (il riferimento è ad Antonio Conte, ndr) che ha ribaltato gerarchie storiche e sfidato il potere economico a modo suo, ma soprattutto il febbrile comunicatore che dal 2004 ha saputo appropriarsi delle scene con i microfoni, è rimasto in platea, ha assunto un ruolo da stratega, s’è rivestito – ancora e di nuovo – del ruolo di manager, ha investito (eccome), governato con discrezione, lasciato le competenze tecniche a chi ne aveva ma – chiaramente – non ha mai abdicato alla figura rappresentata. Non è stata, si legge su La Gazzetta dello Sport, una convivenza semplice, non esiste neanche negli spot del Mulino Bianco, ma infarcita qua e là da umani “compromessi” dialettici e di comprensione, si direbbe di interessi se il termine non suonasse scortese. Però De Laurentiis aveva l’esigenza di starsene ancora con Conte al suo fianco dopo lo scudetto e a Conte, nel momento delle perplessità dello scorso maggio, è apparso vantaggioso ricominciare da quella Napoli dalla quale si stava staccando.

La narrazione un po’ retorica dà un senso mieloso a quella pacificazione, sorvola su frasi secche come frustate del febbraio 2025 (“Ho capito che qui a Napoli certe cose non si possono fare“) e ritiene fantasiosa verve giornalistica i contatti tra Adl e Allegri, ispirati dal sospetto concreto che finita la festa – sul Lungomare, poi dal Papa, il 27 maggio – si fosse alla stretta di mano. Niente è per sempre, manco un momento di riflessione, che Conte aggiornò in quel trambusto d’emozioni in cui comparve e sparì la Juventus; e si fu di nuovo al “vissero felici e contenti”.

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