Caos derby e corsa Champions: Il calcio italiano sconfitto

La situazione

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Il “caso di Stato” legato alla data del derby di Roma si è chiuso con la vittoria formale del calcio sulle istituzioni, ma nella pratica nessuno ne esce davvero vincitore. Dopo l’intervento del Tar del Lazio, che aveva coinvolto l’Avvocatura dello Stato per trovare un accordo su giorno e orario del derby e delle altre gare decisive per la Champions League, il prefetto di Roma Lamberto Giannini ha infine accolto la proposta della Lega Serie A: derby e altre quattro sfide chiave si giocheranno domenica alle 12, non più lunedì sera alle 20.45.

La scelta ribalta una decisione inizialmente respinta e arriva dopo giorni di tensioni istituzionali, riportando alla memoria precedenti storici come la Serie B a 24 squadre dell’estate 2003. Alla fine ha prevalso la necessità di far giocare contemporaneamente Napoli, Roma, Juventus, Milan e Como, tutte impegnate nella corsa Champions e accomunate dall’urgenza di vincere.

Resta però forte la critica verso una gestione considerata improvvisata. Squadre e staff tecnici hanno dovuto modificare programmi e preparazione all’ultimo momento, mentre non esistono precedenti di partite così importanti disputate alle 12. Un dettaglio che potrebbe incidere anche sul rendimento fisico dei giocatori, abituati a scendere in campo di sera e con tempi di recupero differenti.

Secondo molti, il caos sarebbe stato evitabile già a giugno, se la Lega avesse tenuto conto della concomitanza tra il derby e la finale degli Internazionali di tennis, una data già nota. Da qui l’accusa a un sistema calcistico che, pur muovendo circa 3 miliardi di euro, continua a dare prova di scarsa organizzazione.

Nel mirino finiscono anche i vertici della Lega dopo le proteste di Maurizio Sarri, pronto persino a disertare la panchina della Lazio per denunciare la mancanza di rispetto verso squadre e tifosi. L’intera vicenda viene vista come l’ennesimo segnale della crisi del calcio italiano, tra la terza qualificazione mondiale fallita, l’assenza di club italiani dalle semifinali europee e le polemiche sull’inchiesta che coinvolge il designatore arbitrale Rocchi.

Da qui la richiesta di una rifondazione profonda del sistema, che potrebbe diventare uno dei temi centrali delle prossime elezioni federali del 22 giugno, con Giancarlo Abete e Giovanni Malagò indicati come possibili protagonisti. Intanto Paolo Maldini, presente agli Internazionali per assistere a Sinner, ha indicato nel tennis il modello da seguire: «Il boom del tennis dimostra che serve programmazione, quella che è mancata al calcio».

E proprio la Federtennis, a differenza del calcio, ha confermato senza esitazioni l’orario della finale degli Internazionali: si giocherà domenica alle 17, con o senza Sinner in campo, davanti al presidente Mattarella.

Fonte: Il Mattino

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